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Amabili interviste per la Horti di Giano. Ospiti Gerardo Spirito e Marco Marra.

Intervista a cura di Daniela Sardella

Lettori e lettrici benvenuti al nostro consueto appuntamento con il light Amabili blog tour. Questa formula è studiata e pensata da Amabili per pubblicizzare gli autori. In cosa consiste? Vi spieghiamo subito!

L’autore o la CE forniscono il file per la lettura del testo, a seguire noi ci impegniamo a visionare il libro, scrivere la recensione, intervista scritta e la presentazione live nella nostra pagina Facebook. Tutto questo, dopo aver stabilito le date, si svolge nell’arco di una settimana presentando ogni tappa in tre giorni intensi. Oggi siamo qui, nella prima tappa che vede protagonisti due autori editi dalla CE Horti di Giano. Con immenso piacere vi presentiamo Marco Marra e Gerardo Spirito con “Immaginate l’oblio”. Qui a seguire c’è la nostra intervista scritta nella quale troverete alcune informazioni interessanti riguardo il testo da loro creato e non solo. Vi ricordiamo che domani pubblicheremo la recensione e Venerdì 26 alle 18.30 avremo il piacere di ascoltare uno dei due autori in live.

Ora vi auguriamo buona lettura e vi invitiamo a segnare l’appuntamento di questo venerdì sera. Daniela e Jennifer vi aspettano numerosi.

Come sempre la prima domanda di rito è: Chi sono Gerardo Spirito e Marco Marra. Facciamo conoscere l’autore.

Marco


Sono nato a Napoli nel 1989 e ho passato gran parte della mia vita nel capoluogo campano. Ho fatto lì il liceo e anche l’università. Attualmente vivo a Foggia, al centro del tavoliere delle puglie, domani invece… …chissà! 

Gerardo

Sono un ragazzo di Napoli che coltiva la passione per la letteratura. Ho pubblicato con Edizioni Horti di Giano e con l’autore Marco Marra le antologie “Racconti sull’innominabile” e “Immaginate l’oblio” e ho sceneggiato (sempre per la medesima casa editrice) il secondo volume dell’albo trimestrale “Gotico Italiano” (un format che richiama all’interno dello stesso volume un graphic novel e un racconto nero), dal titolo “Adorazione”.


Quando è iniziato il vostro percorso come scrittori, quando avete sentito la necessità di raccontare storie?

Marco


Posso dire che si tratta di un bisogno che è maturato nel corso del tempo. Sono sempre stato un appassionato lettore e il desiderio di portare su carta i miei pensieri o le storie che mi venivano in mente si è amplificato nel corso degli anni. Ho iniziato scrivendo sceneggiature per cortometraggi amatoriali ma il mio primo vero e proprio approccio con la letteratura è arrivato con la scrittura di un breve romanzo di formazione. Se lo riprendessi in mano oggi credo mi verrebbe molto da ridere per certe ingenuità. Ad un certo punto, in ogni caso, questa necessità si è fatta davvero largo ed è diventata anche più chiara dal punto di vista razionale. E così, eccoci qua.

Gerardo

Il percorso è iniziato durante gli anni del liceo; a quel tempo iniziai a scrivere racconti brevi di fantascienza e western ispirati ad autori quali Stanislaw Lem e Elmore Leonard. Racconti che – aggiungo – fortunatamente non verranno mai pubblicati.


Oggi parleremo della vostra seconda uscita letteraria scritta, per l’appunto, a quattro mani. Vi chiedo, in questo caso, qual è la maggior difficoltà nello svolgimento del testo e eventualmente come superate tale difficoltà?

Marco


Devo essere sincero: non ho trovato particolari difficoltà nella realizzazione di questa antologia. Abbiamo la fortuna di avere alle spalle una casa editrice (le Edizioni Horti di Giano) che ha un grande rispetto per il lavoro dello scrittore e che non ha mai cercato di snaturare né lo stile né il contenuto dei miei racconti. Allo stesso modo, scrivere a quattro mani con Gerardo non è affatto complicato, anzi, ci aiutiamo, supportiamo e consigliamo a vicenda. Questo, ovviamente, è possibile grazie a un lavoro sinergico e coordinato. 

Gerardo

Con Marco non ci sono mai difficoltà; i nostri stili sono estremamente omogenei e lo sono anche i nostri gusti letterari/stilistici. Anzi, se sorge qualche dubbio, ci sentiamo al telefono o via messaggio e ci confrontiamo sulla questione da affrontare.


Presentiamo il testo: “Immaginate l’oblio. Di cosa parla, a grandi linee, cosa affronterà il lettore?

Marco


Si tratta di una raccolta di racconti, a loro volta suddivisi in due sezioni: racconti arcaici e racconti grotteschi. I primi sono ambientati in paesi “fuori dal tempo” e sono privi di elementi che possano determinarne la collocazione sulla linea del tempo. I secondi, al contrario, hanno alcuni elementi (non molti a dire il vero) che rendono evidente il fatto che la narrazione abbia luogo in epoca contemporanea. In ogni caso si tratta di storie appartenenti ad uno specifico sottogenere dell’horror: il folk horror. 

Gerardo

È un’antologia di racconti folk-horror ambientati in un sud Italia arcaico e viscerale, ignorante e polveroso. I protagonisti sono tutti personaggi che vivono ai margini di un’esistenza spenta e in un certo senso primordiale: calderai, cenciaioli, caprai, minatori, vecchi santoni. Il libro è diviso in due parti: “Racconti Arcaici” e “Racconti Grotteschi”, sei storie più due interludi che ruotano attorno al racconto “fulcro” dell’intera antologia: “La notte della Sacra Liberazione” – l’unico racconto che nel libro è stato scritto a quattro mani.


Le storie macabre del Sud Italia sono tutte ispirate a leggende o ci sono anche sprazzi di realtà? 

Marco


L’elemento soprannaturale è sì presente, ma spesso celato, nascosto, accennato e, talvolta, fa da sfondo alle vicende raccontate. Questi fattori fanno sì che nelle storie ci sia una certa dose di verosimiglianza (o almeno ci abbiamo provato!). La realtà, in parte, c’è. C’è nei volti dei protagonisti. Nei loro volti rugosi e scarnificati. Nei luoghi, nelle foreste ombrose che circondano paesi diroccati e che sembrano dimenticati da dio. La realtà c’è ed è nella miseria di certi personaggi. Nel fatto che questi “ultimi” esistono davvero.

Gerardo

Tutte le storie sono ispirate in parte ad alcune leggende “sudiste”; spesso appare qualche personaggio o figuro della tradizione folkloristica campana o pugliese o calabrese, ma le vicende narrate sono tutte originali e “personali” e non richiamano eventi reali.


Ce n’è una in particolare che vi ha colpito o destato timore? 

Marco


Devo essere sincero, nei miei racconti cerco di trasmettere al lettore un senso di inquietudine, di straniamento, di disturbo. Non si tratta di paura in senso letterale. Non ho mai avuto paura dei libri o dei film horror e davvero, non riesco a capire come si possa averne. La realtà, ecco, quella sì che mi fa davvero paura.

Gerardo

Un personaggio del folklore che mi ha sempre destato timore è quello della janara, una sorta di strega o fattucchiera che popolava i racconti agresti e contadini della Campania meridionale, una figura spettrale e famelica che usciva di notte per tormentare e divorare bambini o neonati.


Che differenze sostanziali ci sono secondo voi nelle ambientazioni spettrali italiane rispetto a quelle anglosassoni o americane? 

Marco


L’ambientazione per il genere di storie che noi portiamo su carta è davvero fondamentale. Ha un’importanza preponderante. L’Italia è una terra ricca di suggestioni, tradizioni, usanze macabre e religiosità ritualistica. Nei nostri racconti cerchiamo di condensare, in maniera ordinata chiaramente, tutti questi elementi e di cavarne fuori storie originali. La differenza riguarda quindi l’ambientazione con tutto ciò che ne consegue. 

Gerardo

Le differenze sono ovviamente enormi: la componente superstiziosa è estremamente oppressiva nelle storie del sud Italia, così come le tradizioni, le leggende, i modi di vivere. Vivendoci, per l’appunto, ci consente di avere testimonianza diretta e autentica di questi ambienti.


Il linguaggio da voi utilizzato è sempre molto crudo e descrittivo, si nota un’esagerazione voluta. Quali sono le sensazioni che volete suscitare nel lettore e perché? 

Marco


Come dicevo prima, il tentativo è quello di produrre nel lettore un senso di straniamento, di disturbo. Il lettore dovrebbe sentirsi a disagio, fuori luogo. Inoltre, su ogni nostra storia aleggia un alone di ineluttabilità. I protagonisti sono sempre miserabili e le loro esistenze sono sempre prive di speranza. Si potrebbe dire che, sui racconti in questione, aleggi una strana forma di pessimismo cosmico, e forse è proprio così. 

Gerardo

Senz’altro oppressione e disagio; il lettore deve arrivare al punto di chiedersi “che cosa sto leggendo?” continuando a leggere ovviamente la storia. Il linguaggio descrittivo si confà al nostro obiettivo: chi legge deve ritrovarsi a percorrere i tratturi e le mulattiere descritte, deve ascoltare i richiami delle taccole e dei succiacapre appollaiati sui rami marciti degli alberi, deve sentire l’olezzo della grappa irrancidita che satura le bettole dei nostri antichi borghi. Se accade, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro.


Ogni storia di questo libro desta inquietudine e di certo hanno un forte impatto, non hanno però un vero e proprio finale o una spiegazione logica. Qual è invece il vostro punto di vista?

Marco


Si tratta di una domanda molto interessante: è una scelta, in un certo senso, voluta! Talvolta le nostre storie non sono altro che frammenti di esistenza. Tasselli di vite e di, appunto, esistenze. Personalmente, inoltre, mi piace l’idea che il lettore possa fantasticare sull’antefatto della narrazione, o ancora sul seguito della stessa, su ciò che avviene dopo. 

Gerardo

Dal nostro punto di vista è proprio la vita a non essere molto logica. Le nostre storie non sono altro che un’esaltazione tetra e brutale della nostra idea di esistenza. Il male, alcune volte, è inspiegabile, e questo male, questa ferinità insensata, è ciò che a grandi linee abbiamo tentato di riportare su carta.


Nei racconti si percepisce la ricerca effettuata da voi, menzioni e dettagli che portano il lettore ad approfondire alcuni aspetti. In questo caso vi chiedo da quale fonte avete attinto le informazioni, essendo leggende antiche o storie tramandate?

Marco

Sono davvero felice che si noti il lavoro di ricerca che svolgiamo per le nostre storie. La “fortuna” nel mio caso è essere un curioso. Mi capita di passare intere serate ad approfondire determinati argomenti cercando, attraverso fonti autorevoli, informazioni, approfondimenti e quant’altro. Nella maggior parte dei casi quindi è internet lo strumento usato per le ricerche. Non di rado, in ogni caso, ci rifacciamo a opere di saggistica. Lo scrittore Eraldo Baldini, ad esempio, ha scritto un’enorme quantità di saggi che parlano del folklore delle sue terre; di recente ho letto un suo interessante approfondimento sulle origini italiane della celebrazione di Halloween. Davvero illuminante…

Gerardo

Le mie maggiori fonti sono stati saggi e vecchi articoli di giornale; ma anche uno studio narrativo e stilistico di alcuni grandissimi autori del passato, quali Borges, Krasznahorkai, Cioran, Bufalino, Pavese, O’Connor, fino ad arrivare ad altri autori “classici” o apologeti o filosofi quali Tertulliano o Platone per citarne due.


Cos’è per voi l’oblio?

Marco


L’oblio è l’oscurità assoluta, il buio totale. Immobile, immutabile. Per me è il mistero più grande, quello che pervade il cosmo e travalica lo spazio e il tempo. Si può immaginare tutto questo? Noi ci abbiamo provato!

Gerardo

L’oblio per me è una condizione inevitabile, tutto ciò che è incomprensibile, tutto ciò che ci terrorizza e non ci fa dormire la notte. È molto complicato descriverlo. In fondo credo sia una condizione personale, ed è per questo che consigliamo di immaginarlo.


Da questo nuovo scritto cosa vi aspettate e cosa vi augurate? E, incontreremo ancora Spirito e Marra?

Marco


Li incontrerete sicuramente. “Immaginate l’oblio” è il secondo volume di un’ideale trilogia dedicata al “Macabro nel Sud Italia”. Il primo è “Racconti sull’Innominabile” e il terzo… …a breve lo scopriremo!

Gerardo

Ovviamente ci auguriamo che venga letto e apprezzato, che il sonno del lettore venga scosso da un profondo senso di disagio e inquietudine.
Sì, ci ritroverete ancora, presto io e Marco inizieremo la stesura del terzo e ultimo volume della trilogia del “Macabro del Sud Italia”.

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