Amabili Interviste con Gerardo Spirito e Marco Marra.

Intervista a cura di Giusy Sardella

Bentornati all’appuntamento Amabili interviste. Come sempre abbiamo i nostri ospiti pronti a raccontare e raccontarsi. Loro ci portano in mondi lontani, ci fanno sognare, viaggiare a volte evadere. Questo grazie ai loro scritti, ma ci regalano l’opportunità di conoscerli meglio, entrare al 100% nel loro mondo. Oggi con noi abbiamo non uno ma bensì due Autori. Loro ci condurranno in un mondo particolare. Usi e costumi, storie raccontate, tramandate da voci anziane, voci che hanno visto oppure no, questo resterà sempre un mistero, ma voci che sanno e vogliono, devono raccontare. Con noi oggi: Gerardo Spirito e Marco Marra con Racconti sull’innominabile. Il macabro nel sud Italia. Loro sono due autori conosciuti tramite la splendida collaborazione della Horti di Giano che andiamo a ringraziare.

Come sempre noi abbiamo posto le nostre personali domande però vorrei ricordare a tutti che avrete l’opportunità di interagire con loro Sabato 28 novembre nel gruppo Facebook di Amabili. Avremo i nostri ospiti dalle 9.00 alle 12.30 pronti per rispondere a tutti le domande. Ora diamo il benvenuto a Gerardo e Marco!

Chi sono i nostri giovani autori? Breve presentazione

Gerardo


Buongiorno a tutti. Sono un appassionato di letteratura, nel senso più classico del termine. Amo i libri da sempre e credo sia qualcosa di innato. Poi sono un aspirante scrittore, amo la forma del racconto e la sperimentazione, nella lettura così come nella scrittura: stili diversi, generi diversi, autori diversi, di ogni tempo o epoca storica. Ho scritto e pubblicato insieme al mio amico Marco Marra una raccolta di racconti edita Horti di Giano dal titolo “Racconti sull’Innominabile” un’antologia che tenta di rielaborare il weird con il folklore del sud Italia in chiave gotica.

Marco

Ovviamente io posso rispondere esclusivamente a titolo personale. Chi è Marco Marra? Marco è innanzitutto un appassionato lettore.

Quali sono state le circostanze che hanno fatto incrociare le vostre vite?

Gerardo


Io e Marco siamo amici, ci siamo conosciuti qualche anno fa proprio a Napoli, e insieme condividiamo la passione per la scrittura e la lettura. Fortunatamente ci piacciono su per giù gli stessi autori e i nostri stili sono abbastanza simili, tanto che nell’antologia pubblicata abbiamo anche scritto un racconto a quattro mani dal titolo “Terra Nera”. Fu Marco l’anno scorso, prima dell’estate, a propormi l’idea di progettare una raccolta weird che potesse essere omogenea nei contenuti e, anche, là dove possibile, nello stile delle storie. Tutt’oggi, quando scriviamo una storia, la inviamo all’altro cercando pareri e consensi, l’individuazione di eventuali refusi o semplicemente per ricevere un consiglio da un occhio esterno. Quindi ognuno conosce molto bene la letteratura o la produzione dell’altro. Abbiamo scritto così questi e altri racconti e li abbiamo ambientati in un sud Italia rurale e desolato, popolato da personaggi stravaganti e curiosi, un territorio infarcito di superstizione e folklore.

Marco

Io e Gerardo ci siamo conosciuti per pura casualità e in un contesto totalmente alieno a quello della letteratura. Ci siamo conosciuti in una palestra a Napoli. Ben presto abbiamo iniziato a stringere amicizia e abbiamo constatato di avere un bel po’ di interessi in comune. Abbiamo iniziato a discutere di cinema e di letteratura. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, ben presto abbiamo iniziato a prestarci dei libri e a scambiarci opinioni sugli stessi. Gerardo è un grande amico. 

Qual è stato il momento esatto della vostra vita che vi ha avvicinato al magico mondo della lettura? E quando il desiderio di mettere per iscritto le vostre idee?

Gerardo


Credo sia stato un processo naturale. Da piccolino possedevo ogni libro di Robert Stine della serie “Piccoli brividi”, poi ho scoperto la fantascienza classica o, come viene definita da alcuni, “hard”, che mi ha portato a conoscere autori quali Arthur Clarke, Stanislaw Lem, Frederik Pohl. È stato allora che ho iniziato a scrivere i miei primi racconti – racconti, a dirla tutta, davvero terribili.

Marco

Difficile individuare un momento esatto. Per la lettura ancor più difficile che per la scrittura, forse. Non ricordo di aver mai trascorso nessun periodo della mia vita senza leggere. Da piccolo, lo ricordo bene, divoravo i libri della collana “Il battello a Vapore” o di altre collane per ragazzi. Ricordo benissimo, inoltre, di aver letto moltissimi volumi dei “Piccoli Brividi” di R.L.Stine, che credo abbia rappresentato il primo amore per tanti appassionati di letteratura horror. Ci sono, in particolare, due libri che hanno segnato il mio battesimo con il genere e di cui conservo uno splendido ricordo: “La vendetta degli ortaggi assassini”, un volume caratterizzato da una storia assurda edito da Mondadori se non sbaglio, e poi un’altra vendetta, quella “degli Gnomi”, appunto della collana Piccoli Brividi. Se non erro, è stato il primo libro che ho terminato in un unico giorno.Per quanto riguarda, invece, il desiderio di avvicinarmi alla scrittura il percorso è stato diverso, graduale. Si tratta di una consapevolezza che si è fatta strada piano piano nella mia mente. Ho iniziato scrivendo recensioni di film su siti e blog cinematografici, poi copioni di cortometraggi e spettacoli teatrali. Alla narrativa ci sono arrivato passo dopo passo.

Il progetto di scrivere questa raccolta di racconti è stata partorita da entrambi?

Gerardo


L’Idea iniziale come ho detto in precedenza è partita da Marco, ma era un’idea già viva nei miei pensieri da molto tempo. Purtroppo in Italia esiste ancora una certa diffidenza da parte dei lettori nella forma del racconto, anche se qualcosa sta cambiando. Comunque, siamo stati molto fortunati a esordire con una raccolta di racconti di genere, e per questo devo ringraziare lo staff di Horti di Giano.

Marco

L’idea si è fatta strada attraverso alcune delle lunghe discussioni che io e Gerardo abbiamo sempre intrattenuto riguardo la letteratura. Era da tempo che mi inviava i suoi racconti per chiedermi pareri e opinioni. Dopo un po’ ho iniziato anche io a inviarglieli. Pian piano ci siamo resi conto che, seppur nella diversità, la nostra letteratura aveva dei punti di contatto, sia nelle cifre stilistiche che nelle tematiche. Così abbiamo iniziato a pensare a una raccolta insieme.

Sicuramente avrete fatto ricerche approfondite per la stesura dell’ Innominabile. Quali sono state le vostre fonti di informazione?

Gerardo


Il folklore locale è importantissimo – saggi, libri, lo stesso web ci ha aiutato molto. Ci siamo lasciati ispirare dalle tradizioni di molti paesi del sud che riguardano janare o sabba, e dai maestri del genere, le tematiche o gli intrecci prodotti da Lovecraft o Clark Ashton Smith o Machen stesso, e le abbiamo fatte “nostre”, ampliandole a mio modo di vedere con elementi “originali”.
Personalmente, poi, sono sempre stato interessato a questo genere di storie. Napoli (ma la Campania in generale) è pregna di racconti misteriosi, ma anche la stessa Isola di Ischia, uno dei miei luoghi di infanzia, ne è satura. Credo che le leggende del folklore popolare siano un serbatoio perfetto (non l’unico, ci mancherebbe) per creare, nel nostro paese, delle buone storie dai connotati macabri.

Marco

Sono contento che si percepisca che, alle spalle della narrazione delle storie contenute nell’antologia, ci sia un lavoro di ricerca. Personalmente, sono partito dalle mie conoscenze basilari sul folklore locale, o meglio dalle sensazioni e dalle atmosfere che tali tradizioni mi suggerivano. Poi, ovviamente, c’è stato il lavoro di ricerca. In questo senso internet mi è stato di grande aiuto. Mi ha permesso di conoscere vicende, storie e dicerie di cui non avevo mai sentito parlare. In questo senso posso dire di aver passato anche intere serate a informarmi su certe tradizioni campane e pugliesi. Inoltre, gran parte delle atmosfere e dei paesaggi che ho cercato di descrivere traggono origine da luoghi che ho realmente avuto modo di vedere. Attualmente abito a Foggia e, non appena posso, faccio una scappatella in uno dei numerosi paesi che sono nascosti tra le alture dell’appennino dauno. L’idea del primo racconto della raccolta ad esempio, “Oltre la collina”, mi è venuto proprio mentre visitavo un borgo dauno assieme alla mia ragazza.

Vogliamo conoscere le vostre sensazioni… Cosa avete provato ascoltando storie da brivido sul soprannaturale?

Gerardo


La sensazione che più mi affascina di questi racconti è l’estraneità, il sapere di non poter controllare e spesso spiegare quello che sta accedendo, che deve accadere o che è già accaduto. Il weird è straniante, e questa idea mi ha sempre fatto rabbrividire.

Marco

In questo caso non posso non citare una delle più note frasi del grande scrittore H.P. Lovecraft:  “ll sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto”. La paura è un’emozione atavica, insita in noi sin dall’inizio dei tempi. Portarla però su una pagina bianca, attraverso le parole, non è cosa semplice. Nei miei racconti cerco sempre di riportare quella vaga inquietudine, quella sottile sensazione di angoscia che mi trasmette, ad esempio, il passeggiare in una strada vuota di un piccolo borgo rurale verso il tramonto. Spero, almeno in parte, di riuscirci. 

 Voi credete nelle forze oscure, nel cosiddetto “maligno”? Quanto la religione possa aver influenzato intere generazioni? E secondo voi, come si approcciano le nuove generazioni alle superstizioni e timori legati ad esse?

Gerardo


Io non sono una persona superstiziosa ma nel male ci credo. Il male è un sentimento innato, che appartiene a ognuno di noi, uno dei più grandi temi dell’intera filosofia, classica e non. Si sono interrogati a lungo sul tema del male Platone, Nietzsche, Cioran, e io a grandi linee mi allineo al loro pensiero; il male può essere intenso come una violazione consapevole e meditata del bene, quindi una scelta, ma spesso anche una necessità; una persona si comporta in una certa maniera quando non può agire diversamente. Aggiungo che questo sentimento è sempre dentro di noi, per me, in ognuno di noi, dalle anime pie a quelle peccaminose. E credo il male risieda non solo a livello conscio ma anche nel profondo e questo lo si scopre strada facendo nell’indagine interiore, quindi dentro ognuno di noi. È un tema portante dei miei scritti, soprattutto di quelli ancora inediti.
Per quanto riguarda le nuove generazioni, credo che i ragazzi vivano la superstizione diversamente, e credo sia tutto legato al contesto. Forse è più facile che un ragazzo che cresca e viva in un paesino lontano dalle grandi città possa lasciarsi “influenzare” da timori religiosi o superstiziosi. In fondo, i racconti che compongono questa antologia, raccontano un po’ anche tale aspetto.

Marco


Si tratta di una domanda davvero interessante e complessa. Posso dire, senza ombra di dubbio, che sento la presenza del male. La sento ovunque, talvolta anche semplicemente camminando per strada, è molto difficile da spiegare. Non lo vedo, ma so che c’è, da qualche parte su questo mondo. Così come percepisco anche la presenza del suo contraltare, del bene. Non si tratta però di qualcosa di irrazionale eh, anzi. Io credo che il male sia parte dell’essere umano, che sia in noi. Mi hanno sempre fatto sorridere le persone che hanno paura dei film o dei libri horror. A me fa paura il mondo reale, non quello immaginario di un film o di un libro. Anzi, ti dirò di più,  credo che l’orrore soprannaturale sia un modo per esorcizzare la consapevolezza che il male non si nasconde dietro un fantasma o un essere mostruoso, ma dietro un volto fin troppo simile a quello di ognuno di noi. La religione fa parte della nostra storia, ha contribuito a dare vita ad alcune delle più grandi opere d’arte di tutti i tempi e a quel substrato invisibile di tradizioni orali, di superstizioni e dicerie che sono la linfa dei “Racconti sull’Innominabile”. Le giovani generazioni si stanno allontanando sempre di più da certe antiche usanze e credenze. Ne è una testimonianza il costante abbandono delle campagne, ad esempio. Nei miei racconti il tema dello scontro generazionale c’è spesso. Capita, ad esempio, che qualche giovanotto sottovaluti gli avvertimenti di un nonno riguardo certe ombre che si allungano sul bosco la notte? Secondo te, chi è che ha ragione alla fine?

  Nella prefazione del vostro libro, Salvatore Napoli esalta il vostro lavoro definendolo “stile avatiano”. In base a questa affermazione vi chiedo: hanno influito in qualche modo su Marco e Gerardo le opere di Avati?

Gerardo


Dal mio punto di vista non tanto. Conosco molto poco la filmografia e la letteratura di Pupi Avati. L’anno scorso ho visto un suo film dal titolo “Il signor Diavolo” e posso dire che mi ha inquietato molto: dalle ambientazioni ai personaggi rappresentati. Però l’atmosfera cupa e tetra, devo ammettere, è molto vicina a quelle richiamate dai nostri racconti. È un autore che approfondirò senz’altro.

Marco

Ho molto apprezzato la prefazione al libro fatta da Salvatore, così come mi ha lusingato il rimando al cult “La casa dalle finestre che ridono”. Pupi Avati è uno dei registi più influenti della storia del cinema italiano, si tratta di un grande maestro e senza dubbio ci sono certi punti in comune tra i racconti miei e di Gerardo e certi aspetti dei suoi film. Certamente alcune ambientazioni rurali, i rimandi alla vita degli ultimi o anche talune situazioni grottesche possono risultare “somiglianti” a certuni topos dei racconti miei e di Gerardo, tuttavia non posso dire che le opere di Avati siano tra quelle che abbiano maggiormente influenzato la stesura dell’antologia. Diverse persone mi hanno fatto notare un ipotetico legame tra le nostre storie e il filone cinematografico dell’horror anni ’70/’80 (Fulci, Sergio Martino, Avati etc.) di cui, tra l’altro sono un grande cultore. Si tratta però di un legame identificato a posteriori.

Quali autori storici hanno dato ispirazione a due autori emergenti?

Gerardo


Ci sono tantissimi autori che mi hanno dato ispirazione. Premesso che non leggo proprio di tutto, sono abbastanza “chiuso”, non leggo biografie ad esempio, ho da sempre una passione per la forma letteraria del racconto, quindi forse le mie principali fonti sono proprio gli autori di racconti: Raymond Carver, Flannery O’Connor, ma anche il grande Breece D’J’ Pancake, autore che morì giovanissimo e che riuscì a pubblicare solo una dozzina di racconti brevi. Poi mi hanno ispirato molti autori del genere western: Elmore Leonard, Louis L’Amour e del contemporaneo Paul Lynch. Una grande influenza sul mio stile è dato anche dal southern-gothic americano (Cormac Mccarthy, Steinbeck e Faulkner su tutti), la fantascienza su citata, il fantastico di Borges e il weird (ovviamente) di Lovecraft e Machen e di tantissimi altri scrittori a loro contemporanei. Ma ho una grande affinità anche con la letteratura russa, specialmente con Cechov, Gogol e Dostoevskij, i cui romanzi a mio parere sono i libri più carichi di pensiero e profondità umana che esistano. Poi ci sono i classici italiani, da Manzoni a Pavese fino ad arrivare al contemporaneo Omar Di Monopoli, uno scrittore che seguo molto e con grande piacere.

Marco

Inutile girarci attorno, è evidente il “fil rouge” che lega “Racconti sull’innominabile” alla letteratura weird statunitense di inizio ‘900. Abbiamo un forte debito verso autori come Lovecraft, Chambers, Clark Asthon Smith e tutti quelli, più o meno conosciuti, che hanno invaso le pagine di magazine come “Weird Tales” o “Amazing Stories” tra gli anni ’20 e i ’40 del secolo scorso. Anche alcuni racconti di King, “Jerusalem’s Lot” ad esempio, hanno contribuito a creare l’archetipo letterario che è alla base delle storie contenute nell’antologia. Io e Gerardo, però, non ci siamo limitati a riprodurre certi topos su narrazioni diverse. Abbiamo cercato di prendere certi stilemi e di mescolarli con alcuni motivi ricorrenti del cosiddetto “southern gothic” di autori come Cormac McCarthy – che, non a caso, abbiamo scelto di omaggiare all’inizio del nostro libro – e di trasportare tutto questo in un contesto totalmente diverso. Quello di un Sud Italia profondo, rurale, immutabile, oscuro.

Concludendo, ci saranno nuovi inquietanti racconti come quello pubblicato? Altri progetti futuri?

Gerardo


In futuro ho intenzione di avvicinarmi a una letteratura più classica, non di genere. Con Horti di Giano abbiamo diversi progetti in cantiere (tra cui un’interessantissima graphic novel) che ricalcano la raccolta “Racconti sull’innominabile”, ma dal canto mio, ho tanto altro materiale che si discosta in parte da questa prima pubblicazione. Storie che mantengono la stessa atmosfera oscura, ma senza quell’elemento soprannaturale e weird delle vicende narrate, dai risvolti più “reali” e forse terrificanti, perché più vicine a tutti noi.

Marco

Ti dirò, nel cassetto ho un bel po’ di racconti macabri (e non solo in realtà) che credo possano presto dar vita a qualche nuovo progetto editoriale. Sto prendendo una maggiore consapevolezza della mia stessa letteratura. Insieme a Gerardo, con cui continuo a fare il lavoro di scambio di idee sui rispettivi racconti, sono riuscito a razionalizzare anche certi temi ricorrenti, certi marchi di fabbrica in un certo senso che, volente o nolente, finisco per inserire nelle mie storie. Sto continuando a scrivere e di certo ho intenzione di dare un seguito a questa splendida esperienza con la casa editrice “Horti di Giano” che colgo l’occasione di ringraziare. In cantiere ci sono alcuni progetti che hanno anche superato la fase embrionale e che stanno, piano piano, prendendo forma. Mi auguro che possano avere vita al più presto.

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