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Amabili Interviste con “Davide Rocco Colacrai”.

Intervista a cura di Daniela Sardella

Come di consueto, ecco la nostra speciale Intervista firmata Amabili letture blog. Questa settimana è dedicata a una persona speciale. Non parliamo solo di Autore ma molto di più. Il nostro ospite ha un percorso davvero interessante, si parla di premi e riconoscimenti di un certo livello, per questo vi invito a leggere, in seguito, la biografia che potrete trovare nel link allegato nell’articolo. Detto questo, con grande Onore presento Davide Rocco Colacrai che ci parlerà dell’ ultimo lavoro da lui scritto “Asintoti e altre storie in grammi”. Noi abbiamo posto le prime domande, ma se volete conoscere meglio il nostro ospite non perdete l’appuntamento che vedrà Davide Colacrai presente nel Gruppo Amabili. Sabato 14 Novembre dalle 9.00 alle 12.30 avrete la possibilità di interagire direttamente con l’autore e scoprire tante tante informazioni in più.

Ora iniziamo l’intervista! Buona lettura

Link recensione e Biografia. https://amabililettureblog559331890.wordpress.com/2020/11/06/asintoti-e-altre-storie-in-grammi-di-davide-rocco-colacrai/

Come di consueto chiediamo al nostro ospite qualcosa in più riguardo la suapersona, quindi domandiamo: Chi è Davide Colacrai?

Colacrai è sicuramente una persona che si porta dentro la curiosità che hanno i bambini, la capacità di meravigliarsi, di non dare le cose per scontate, di sentire la vita attraverso tutte le sue estensioni e il suo corpo; allo stesso tempo è un uomo caratterizzato da tante smagliature nell’anima, da grandi dubbi che lo tormentano e pochi sogni – pochi mai mportanti – per i quali si strugge.


Il suo cammino verso la scrittura è nato d’improvviso o ha coltivato fin dagiovane questa passione?


Mi piace condividere l’aneddoto secondo il quale ho scritto la mia prima poesia alla fidanzatina che avevo alle elementari; poi sono tornato alla scrittura durante le medie e infine nel 2007. Nel mentre ho sperimentato altre arti, o meglio altri strumenti che l’Arte ci ha messo a disposizione come la musica, la pittura e la recitazione. Tuttavia la poesia soltanto mi ha fatto sentire veramente a mio agio: la poesia soltanto è stata capace di trasmettermi quella naturalità necessaria per essere me stesso pienamente e potermi esprimere liberamente – nudo e senza vergognarmi mai.

Quando e com’è nata questa raccolta di poesie? Dove trova l’ispirazione peri suoi versi così particolari?

Le mie poesie nascono solitamente quando leggo un ottimo libro, mi commuovo davanti a un film, ascolto attentamente una canzone o mi viene raccontata una storia che tocca e fa risuonare l’arpa di cristallo che porto dentro il mio cuore. Quando lavoro a un libro, parto normalmente dall’idea del titolo– in questo caso, Asintoti e altre storie in grammi – e poi arrivano “come da sé” le poesie che lo devono comporre. È un lavoro completamente intuitivo, quasi magico, come se il libro fosse pronto in una dimensione a noi invisibile e prendesse vita, si materializzasse, attraverso di me in un certo momento: quel momento in cui è pronto – mi piace pensare: né un alito prima né un alito dopo.

Come nasce il parallelismo tra Dante e Aristotele e quali Temi comuni hanno portato questa associazione?

L’ispirazione base deriva da un libro, che all’epoca ho letto e riletto per quanto mi aveva emozionato, e ha portato a due poesie – identiche nei temima diverse nei protagonisti: una volta parla Dante e l’altra Aristotele. Entrambe infatti affrontano il tema dell’Amicizia, quella con la A maiuscola, e di come due persone tra loro molto diverse, anche apparentemente, ma unite dai principi, si siano rivelate complementari, e di come questa complementarità le abbia unite in un sentimento di reciproco affetto.


Il ruolo del Sacro presente nel libro, quale valenza e quale rapporto con il Destino…. Trascendenza e Immanenza nei versi..?


Nella poesia Oltre la collina Mia Martini afferma di aver perso e poi ritrovato le fede un milione di volte. Probabilmente è quello che è capitato a me, nel mio essere intrinsecamente e necessariamente teso verso l’infinito, verso l’oltre e quello che fuori dalla dimensione del nostro spazio (ma mai verso la morte che allo stato attualmente non mi interessa affatto). Nonostante ciò, mi hanno fatto notare che i miei versi sono percorsi da una presenza del Sacro molto forte e questo mi ha fatto pensare che probabilmente non ho mai messo in dubbio l’esistenza di qualcosa –un’entità, un respiro – che fosse straordinario, qualcosa di così grande che si lascia percepire col cuore soltanto (quando non è stretto dal caos, dalle preoccupazioni, dalle emozioni spazzatura), tuttavia non riesco sempre nell’accettazione della parola e dell’idea che la tradizione ci impone senza concederci una riflessione. Credo che ci sia un Sentimento Supremo di Amore e Compassione, al quale dobbiamo il massimo rispetto. Credo nell’esistenza degli angeli – e spesso dico che i nostri amici a quattro zampe sono angeli senza ali che ci sono stati inviati per un preciso motivo. E credo anche che in tutto questo – o prima di tutto questo – ci sia un Destino, nel senso che ognuno di noi ha ricevuto un dono e una responsabilità di gestirlo affinché si possa compiere nel suo una responsabilità di gestirlo affinché si possa compiere nel suo Significato.

La Natura è presente nel libro… Viene utilizzata più per il suo carattere”Bucolico” o perché facilmente adatta a metafora.?


La Natura è necessariamente presente nelle mie poesie se accettiamo l’idea che noi, come cittadini di questa Terra, siamo figli di essa e dunque una cosa sola con la Natura. Ci sono pensatori che affermano che quello che è fuori è anche dentro, nel senso che quello che ognuno ha intorno a sé altro non è che una estensione di chi è veramente, di quanto pensa e prova, di quanto dice e dell’immagine che ha di se stesso, e questa teoria mi affascina molto.


Quanto di personale c’è nell’utilizzo di figure legate ad un ambito quotidiano, soprattutto legate alla Famiglia?


Quando parlo della Famiglia c’è sicuramente molto di autobiografico. Sono sempre stato un ottimo osservatore e un altrettanto bravo ascoltatore, soprattutto emotivamente. Ho come un sensore che mi permette di percepire come sta una persona e quali sono le sue emozioni. Di conseguenza ci sono delle tracce – della mia famiglia – che mi sono rimaste dentro, anche inconsciamente, che mi porto dietro, e che emergono quando scrivo con riferimento ad alcune tematiche.

Tra le Raccolte di Davide Colacrai questa sua ultima come si pone rispetto alle precedenti? Quali sono i punti di contatto e quali le differenze?


A me piace considerare i miei libri come una evoluzione – come una consapevolezza maggiore che ho conquistato con il vivere in prima persona,con le esperienze e le sperimentazioni e i tentativi, con quello che penso e sento, con quello che scrivo e lascio scrivere attraverso di me, e pertanto come una nuova maturazione (mai come un punto di arrivo). Asintoti e altre storie in grammi rappresenta forse – ma questo lo devono dire i lettori – un riassunto perfetto dei miei due libri precedenti a cui si aggiungere una importante intimità, un tocco autobiografico in più.

Il Tema della Fragilità Umana nel libro da quale angolatura viene trattato e come si colloca in generale nella tua produzione?

La Fragilità Umana la tratto con la delicatezza, il rispetto e la sincerità che richiede in quanto è l’espressione più diretta, la voce potrei dire, di quelle fragilità che mi caratterizzano e che ho imparato a gestire da adulto. È l’occasione per me per parlare anche di me stesso, di conoscermi meglio e di trovare nelle fragilità il coraggio di accettarmi e di farle diventare una volta di più un punto di forza e il mio scudo.


Quando pone la parola Fine cosa prova?


Non ho ancora posto la parola Fine ad un mio libro – sono ancora a metà della mia evoluzione. Pertanto quando capiterà, e spero il più tardi possibile, vi rivelerò volentieri le emozioni ad essa sottese.


Parlando di progetti futuri, ha già alcune idee, sta lavorando a qualcosa in particolare?


Ho già pronto il mio nuovo libro – il nono –, ma prima vorrei presentare Asintoti come sono solito fare: con uno spettacolo di poesia in teatro. Mi manca molto il palcoscenico e l’incontro magico della poesia con la recitazione.

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