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“Scie ad andamento lento” di Giacomo Casaula

Scheda libro

Titolo: Scie ad andamento lento

Autore: Giacomo Casaula

Editore: Edizione MEA

Genere: Narrativa generale

Pagine: 148

Data uscita: 16 Marzo 2020

Recensione a cura di Elisa Mura

Vi siete mai resi conto di quanto la vita scorra troppo velocemente? Non ci si soffermi a pensare, osservare noi stessi e chi ci sta intorno, presi come siamo a rincorrere la frenesia prima che questa si consumi. Abbiamo troppo da fare, tanto che le ore non bastano mai.


Camminavo con passo regolare.


Al protagonista Stefano la velocità non è mai piaciuta. Se avete capito il discorso iniziale, ormai saprete che non mi riferisco alla velocità di una corsa in moto, ma di quella con cui tutti abbiamo a che fare ogni giorno. Ecco perché il suo primo e unico romanzo si intitola “Scie ad andamento lento”, un libro che in qualche modo lo rappresenta. Lo scrisse molto giovane, a diciannove anni, preso da un’euforia letteraria, quella che aiuta ogni scrittore; è come una chiamata, simile a una vocazione religiosa, che si deve ascoltare e mettere in pratica. Un esordio che in pochi leggono, ma da essi apprezzato. Eppure Stefano, come succede a tanti autori, non riesce più a disegnare le parole e a comporre un’altra storia. Nel frattempo si è dato al giornalismo, sebbene non abbia più stimoli neanche per il suo lavoro e sia infelice per la fine della storia con Elisabetta, un amore difficile da scordare.


Quando le pagine si uniscono sincronicamente ai respiri la scrittura si trasforma in necessità. Quella che ti assale, divora, che ti fa esistere.

Una soluzione per ritrovare la creatività perduta è lasciare tutto e tornare in un luogo in cui si è stati felici; una rincorsa all’indietro, al passato; ripercorrere strade già viste e rivedere persone che, anche nel loro piccolo, hanno avuto importanza; incontrarne di nuove e ascoltare le loro storie. Per Stefano questo luogo è Cattolica, per una volta in inverno, dove trascorreva stagioni estive spensierate, quando tutto era più semplice.

Tra le spiagge ancora semi deserte e fredde e le vie del centro, Stefano osserva, sente discorsi di sconosciuti, immagina le loro storie e ricerca quell’ispirazione che tarda a bussare alla sua porta. Ma sebbene tenti di sfuggire a ciò che si è lasciato indietro, questo continua a inseguirlo, fino a quando non farà una conoscenza che cambierà tutto. Scriverà ancora? Scopritelo voi stessi.
Il romanzo è introspettivo e ha un sapore nostalgico, malinconico ma non è un lato negativo, è scorrevole e molto delicato; mai noioso nelle novità. Il narratore, sempre Stefano, in poche righe si trova a rivolgersi in seconda persona a un amico ritrovato, alla sua ex ragazza o a un parente, una scelta narrativa curiosa e usata raramente.

Il messaggio che l’autore vuole lasciare, io credo, sia che il passato vada affrontato e che sia indispensabile alla creazione di un futuro senza incrinature.
Vale assolutamente la pena di leggerlo.

Sinossi


Stefano De Sanctis è un giovane scrittore. Il suo primo e unico romanzo si intitola ‘Scie ad andamento lento’. Dopo alcuni anni di monotona routine lavorativa in una rivista ed una relazione finita male, decide di ritornare a Cattolica, un luogo dove ha trascorso le estati della sua infanzia ed adolescenza e che lo ha decisamente segnato. Quel luogo gli serve per provare a scrivere di nuovo. Lì dove il Tirreno e l’Adriatico non sono mai stati così vicini, così complementari tanto da fondersi in un unico straordinario scenario di insenature, cale, spiagge a perdita d’occhio, scoscesi precipizi punteggiati di verde quale il Mediterraneo. Grazie alla conoscenza di Elena e ad un’altalena di vicende tra Napoli, sua città, e Cattolica, Stefano finalmente crea qualcosa di nuovo. I suoi dubbi, le sue paure fermeranno questa nuova fase della sua vita. La sensibilità creativa, artistica ed umana di Stefano De Santis trova finalmente la sua manifestazione, attraverso un viaggio fra i due mari che diventa il viaggio nel proprio intimo, nella propria coscienza, nei desideri cercati e non appagati, nelle frustrazioni e nei punti di partenza e di arrivo.

Biografia Autore

Giacomo Casaula nasce a Napoli il 27/10/1992 da genitori napoletani,e vive a Cava de’ Tirreni (SA).
Si diploma al Liceo Classico “Marco Galdi”, e all’Università Federico II di Napoli, consegue la laurea triennale in Lettere classiche, con una tesi in Letteratura italiana su Pier Vittorio Tondelli e la laurea magistrale in Filologia moderna con una tesi in Discipline dello spettacolo su Giorgio Gaber e il Teatro-canzone.
Comincia a fare teatro nel laboratorio sperimentale del Liceo, successivamente si iscrive all’Accademia teatrale Piccolo Teatro al Borgo.
Recita prima in ruoli da caratterista,e da comprimarioper poi assurgere quale protagonista ne Il berretto a sonagli di L.Pirandello. Recita diretto da diversi registi in opere di Cechov, Molière, Baricco e E. De Filippo.
Prende parte a svariati eventi culturali e progetti didattici. Con il Parco Archeologico di Paestum, collabora alla realizzazione di laboratori didattici sulla performatività del mito classico sulla scena contemporanea.
Ha ricoperto l’unico ruolo maschile in Meteres, miscellanea di monologhi femminili della tragedia greca rappresentata nel teatro Parmenide di Ascea .
Nel 2011 è tra i vincitori del concorso letterario Premio Badia di Cava de’ Tirreni.
Ha dato vita a una serie di reading letterari di vario genere, fra cui la pièce teatrale “Nel ventre di Napoli”, raccolta di brani appartenenti alla letteratura napoletana, con l’introduzione di Annamaria Ackermann, celebre attrice napoletana e interprete di numerosissimi spettacoli.
Dal 2016 tiene il corso di Storia del Teatro per il laboratorio teatrale del teatro “Totò” di Napoli, mentre nel 2017 ha collaborato al laboratorio di formazione teatrale permanente tenuto da Ettore Massarese presso il teatro Sancarluccio di Napoli.
È condirettore artistico e protagonista, unitamente alla Ackermann, a Canessa, Fontanella e a Romano, della rassegna “Live in Villa di Donato”.
Rappresentazione ambiziosa è stata “Serata per G”, omaggio e tributo al grande autore e compositore Giorgio Gaber, dove si è proposto in veste di cantante, attore e regista, calandosi appieno attraverso la recitazione di significativi monologhi nelle sfumature della tematica gaberiana.
Ha messo in scena spettacoli sul tema del sogno, attraverso le composizioni di Fabrizio De André accompagnate da brani scelti e monologhi di prosa classica e contemporanea.
Ha scritto e rappresentato i recital “Io che amo solo te”, panoramica di costume e musica sugli anni ’60, nonché “Penna, chitarra e cilindro”, eterogeneo contenitore delle più significative espressioni artistiche di De André, Gaber e Gaetano.
Ha diretto e interpretato lo spettacolo di Teatro-canzone “Il cappellaio magico” con monologhi scritti da lui e canzoni di Rino Gaetano.
Ha ideato e interpretato “Monologando”, recital emozionale da Shakespeare a Pirandello passando per Gaber fino ad arrivare a Modugno e ai Baustelle.
In anteprima nazionale, presso Villa di Donato, ha presentato il suo primo spettacolo inedito di Teatro-canzone intitolato “Nichilismi e Fashion Week”, incentrato sui temi delle mode che attraversano quotidianamente individualità e collettività, in una frizzante alternanza tra monologhi di prosa e canzoni, le cui musiche sono state scritte da Davide Trezza.
Da questo spettacolo è estratto il primo singolo, intitolato “Indie e De Gregori”, e il relativo videoclip, scritto e diretto da Stefano Poletti.
Attualmente collabora con Francesco Puccio, docente universitario nonché regista e autore teatrale di testi classici del mondo antico rielaborati in chiave contemporanea, sodalizio nato durante l’ultimo anno del Liceo, nel corso del quale ha interpretato sotto la sua direzione una riduzione teatrale de I caratteri di Teofrasto.
È stato giurato e responsabile della sezione spettacolo nella edizione 2017 di questo concorso, esprimendosi ancora una volta in un recital di prosa, musica e poesia .
L’esperienza ha fatto crescere la sua passione per la lettura e la scrittura e lo ha stimolato a intraprendere la stesura del romanzo “Scie ad andamento lento”, in fase di pubblicazione, influenzata e “graffiata” proprio dalla conoscenza di Francesco Carofiglio e soprattutto di Pier Vittorio Tondelli.
È impegnato nella redazione della sua seconda fatica letteraria, un romanzo composto da dodici racconti compiuti che ripercorrono cronologicamente gli ultimi sessant’anni di storia e di costume italiano e che hanno come cerniera il mare.

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