“Non dire cazzo” di Francesca Rimondi

Dettagli Prodotto:

Copertina rigida: 340 pagine
Editore: Frassinelli (26 giugno 2018)
Collana: Frassinelli
Lingua: Italiano
ISBN-10: 889342035X
ISBN-13: 978-8893420358

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Recensione a cura di Jennifer Gaspari:

Oggi è la festa della mamma e abbiamo deciso di presentarvi un libro per festeggiare noi mamme in modo un po’ diverso. Avevamo pensato di proporvi il classico libro con la storia strappalacrime, quello che faccia capire l’importanza dell’essere madri, la dolcezza che comporta perdersi nella contemplazione di un neonato, della beatitudine di annusare la sua testolina, della soddisfazione di veder crescere i nostri amori grandi… ma abbiamo deciso di mettere sul tavolo una carta che tutte le mamme adorano e sperano di ricevere e che quasi mai, invece, ottengono: l’EMPATIA. E’ per questi motivi che oggi vi parlerò di un libro che non è una storia vera e propria, ma un’esperienza, una vita, una mamma autentica, non romanzata, non addolcita… vera nella sua schiettezza, nei suoi pensieri, nel suo amore, nelle sue paure, nei suoi momenti di “up and down”. Oggi vi proponiamo “Non dire cazzo” di Francesca Rimondi.

Certo, già dal suo titolo, penso possiate capire che non è un libro che fa della sua bandiera la classica educazione stile anni ’50 del “siediti dritto, giù i gomiti dal tavolo”, ma è un racconto, o meglio una serie di short stories che narrano le vicende di una mamma alle prese con due figli maschi, di età completamente diverse. Il figlio “Numero Uno” è alle prese con i problemi, paranoie, domande, scoperte, emozioni, scombussolamenti ideologici, sentimentali, ormonali e mentali, che abbiamo attraversato tutti nel passaggio dall’essere bambini teneri e coccolosi, al divenire quegli adulti antipatici, freddi e scontrosi che siamo ora. Cosa accade in questo passaggio stile Gremlins? Cosa succede nell’adolescenza???? La Rimondi lo racconta divinamente bene!! C’è poi il figlio “Numero Due”, quello nell’epoca generazionale della vita, tutta fatta di baci e abbracci, quando ogni attimo è speciale, ogni consonante sbagliata ti strappa un sorrisino, quando ci sono giorni che lo strapazzeresti di coccole, e giorni che staresti, però, volentieri cinque, ripeto cinque minuti in bagno senza un pupazzetto moccioloso attaccato alle gambe e che urla “MAMMAAAA” ogni due secondi. Meravigliosa infanzia!!! Nel contesto amorevole e morbidoso di “Numero Due” va inserito un però, che rende il tutto meno carino e batuffoloso: !!!Le mamme dell’asilo!!!, con annesse chat di whatsapp divise per classe, anno di nascita, rappresentanti, oggetti smarriti…. (in questi passaggi mi sono rivista alla grande, perciò GRAZIEGRAZIEGRAZIE Francesca perché ora mi sento meno sola).

Insomma, leggendo “Non dire cazzo” capirete che non è la classica storia da festa del “grazie di esistere mamma, sei la mamma più meravigliosa, perfetta… i love you” ma ritroverete voi stesse, care MAMME. Vi ritroverete nei momenti in cui: sono le 10 di mattina e voi pregate perché arrivi in fretta sera per rimettere a letto i pargoli, vi ritroverete quando quegli infiniti “perché?” vi portano a scoprire cose a cui nemmeno avevate mai pensato (perché sfatiamo qui la leggenda che narra che le mamme sanno sempre tutto, vi assicuro che non è così), vi ci ritroverete soprattutto nei momenti in cui vi passerà per la testa il sospetto di “parlare bene e razzolare male”… Ora vi chiedo, mamme, in tutta onestà, quante volte vi siete ritrovate ad urlare a vostro figlio/figlia/figli “NON URLAAAAREEEEE”… ecco, capite? Una volta una delle mie figlie mi chiese perché io potevo urlarle di non urlare e lei non poteva urlare e basta. In quei momenti, esattamente in quei momenti dovreste prendere in mano questo libro, leggerne qualche pagina, e vi sentireste meno sole, meno incapaci (sì perché capita di sentirsi così). Questo libro ha un grande potere, cioè quello di empatizzare col lato più cinico dell’essere mamma e di ironizzarlo talmente bene da strapparvi tanti, molti, innumerevoli sorrisi.

«Mamma, tu hai mai fatto sesso?»
«Mamma, ma tu ti droghi?»
«Mamma, ma tu lo sai che cos’è il gioco della bottiglia?»
«Mamma, ma tu non hai mai fatto sesso quando io ero in casa, vero?»
«Mamma, che cos’è un tampax?»
«Mi fai vedere il video dei Green Day su Youtube?»
«Mi fai vedere Youtube?»
«Posso stare sveglio tutta la notte venerdì?»
«Posso guardare l’
Esorcista?»
«Possiamo andare avanti veloce nelle scene in cui si baciano?»

Sia ben chiaro, io adoro le mie figlie, chi mi conosce lo sa quanto mi piaccia dedicarmi a loro, giocare con loro, io me le terrei a casa per sempre semprissimo… ma a volte quelle linguette che parlano-parlano-parlano; quelle gambette che saltano, corrono, e mai si stancano; quelle velate (nemmeno tanto) minacce che escono dalla mia bocca quando decidono di… non lavarsi i denti, non fare la pipì, vestirsi alla velocità di un bradipo strafatto di valeriana, decretare che il piatto che amavano fino al giorno prima è diventato la cosa più schifosa che esista al mondo… in tutti questi momenti io le amo ancora di più!!! Ed è questo che insegna “Non dire cazzo”, perché tra le righe che Francesca Rimondi ha avuto l’acutezza di scrivere, si sente sempre quell’amore di sottofondo che vince su tutto. Non lo dimostra con frasi dolci o “gnègnè”, ma non smettendo mai, un solo attimo, di lottare per la felicità dei suoi figli, di spronarli ad abbattere le loro paure, di essere sé stessi con pregi e difetti, sé stessi ma felici di esserlo.

Ci sono momenti in cui ho pensato che non fosse un libro adatto a tutti, mi spiego: il linguaggio usato nel libro non è esattamente casto e puro, gli aneddoti raccontanti potrebbero infastidire alcune mamme che magari si sentono leggermente tirate in causa, ma abbiamo tra le mani un libro fatto principalmente di ironia tagliente, provocante e volutamente sprezzante. Perciò, detto questo, consiglio VIVACISSIMAMENTE questo libro a tutte quelle mamme che vogliono sentirsi meno sole nel loro ruolo piacevole, ma tremendo a momenti; a quelle mamme che non credono nella perfezione di sé stesse e dei loro figli; a quelle mamme che hanno bisogno di ridere; a quelle mamme che amano infinitamente i loro bambini e lo fanno anche se ogni tanto si trasformano in esserini infernalmente diabolici e viperei.

Detto ciò… Auguro di cuore una buona e felicissima FESTA DELLA MAMMA a tutte, tutte, tutte le mamme. E ricordatevi “Non dire cazzo”!!!

Buona Amabile Lettura

Vi lascio qui il link di una bella intervista rilasciata a “Panorama” che rende probabilmente meglio l’idea di quanto potrei fare io.

https://www.panorama.it/francesca-rimondi-non-dire-cazzo

Sinossi:

«C’è un grosso equivoco dietro ciò che leggerete, che mi tocca molto da vicino in quanto Figlio Numero Uno, il cui unico ruolo nel romanzo è far sorridere il lettore con le proprie sfighe adolescenziali in mezzo alle tragedie-che-fanno-piangere-però-sono-raccontate-con-leggerezza della vita di mia madre, tra cui il filone in perfetto stile ‘Quasi Amici’ di mio nonno in ospedale, che se lo leggesse so che si incazzerebbe più di me. Mi sento perciò in dovere di precisare alcune cose. Il primo punto è la sottile linea di demarcazione tra autobiografia e finzione letteraria che l’autrice si ostina a dichiarare evidente e scontata. Non vedo come sia possibile, dato che nemmeno io, personaggio partecipe in prima persona, mi accorgo della distinzione. Quindi la mia priorità assoluta è chiarire a tutti che ogni singolo episodio che riguarda me è, per utilizzare i termini da intellettualoide damsiana di mia madre, un espediente narrativo il cui fine è quello di evitare al lettore di tagliarsi le palle tra un monologo depresso di lei sola a lavorare a Clear Valley e un monologo depresso di lei sola a lavorare a Jesi. Che poi non le mancavano gli espedienti narrativi per strappare due risate. La luna di miele in stile commedia-americana-con-Ben-Stiller dove la mettiamo? E tutti gli episodi della ‘pisina’? Mio fratello, Numero Due, praticamente, è un fenomeno da baraccone; non appena crescerà e leggerà questo libro, nella migliore delle ipotesi scapperà di casa, nella peggiore diventerà un serial killer. Per non parlare della possibilità che questa invenzione di pura fantascienza – ci tengo a sottolinearlo – diventi famosa. Io sarei costretto a cambiare paese, per dire. Ma è un’ipotesi molto remota. Voglio dire, senza offesa eh mà, tu scrivi come Foster Wallace e dentro c’è tutto: c’è lo sfoggio del tuo bagaglio musicale con i continui occhiolini che strizzi al lettore, c’è persino la critica sociale attraverso le chat WhatsApp delle mamme… Però è una raccolta di post di Facebook, non può diventare famoso, cazzo, anche se va detto che come lettura da cesso è ottima. L’unica cosa a cui devo stare attento è che nessuno sotto la soglia dei venticinque anni si impossessi di una copia. Nel frattempo, mi raccomando, in attesa della mia versione più veritiera (“Non rompere il cazzo”), non datele troppo retta.» (dalla postfazione di Numero Uno)

Biografia Autrice:

(Bologna 1974) si è laureata al Dams. Scrive di cinema e fa la correttrice di libri scolastici. Tra i suoi romanzi ricordiamo La domenica non si lavora (DeriveApprodi 2000) e Non dire cazzo (Frassinelli 2018).

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