Amabili interviste per la “Writers editor”.

Intervista a cura di Daniela Sardella

La lettura è importante, fa vivere, fa crescere e possiede mille altri benefici che non andremo ad elencare, ma è altrettanto importante conoscere chi crea, chi ci regala l’opportunità di viaggiare e sognare. Qui entrano in gioco le interviste agli Autori ed oggi abbiamo un nuovo ospite, un Autore che ci porta tra i Giovani, tra gli Adolescenti. Sto parlando di Michele Messina e il suo libro è Simo is Back editato dalla WritersEditor. Un paio di settimane fa ho avuto il piacere di intervistare l’Autore per la Radio ufficiale della Writers ed oggi sono qui a proporvi, per chi non avesse ascoltato la trasmissione, le risposte scritte.

Iniziamo e diamo il benvenuto a Michele Messina.

Iniziamo dal principio: quando si è avvicinato alla lettura e in seguito alla scrittura?

Non ricordo bene, penso verso i sei anni, quando ho iniziato la scuola elementare. A casa mia mi ricordo sempre la presenza di libri tipo Oliver Twist, zanna bianca, a me piaceva il western e il mio povero papà micomprava i libri sul generale custer. Ero decisamente dalla parte delle giacche azzurre, leggevamo anche tanti fumetti, il mio papà, era un collezionista e ho conosciuto topolino naturalmente, degli anni 30, il gorilla Spettro, la banda dei piombatori di Tubi, il purosangue Piedidolci. Fumetti italiani Tex, Zagor, Geppo, Soldino, nonna Aberlarda, Bongo e Gennarino. Li leggevamo tutti mio fratello, mia sorella, mio cugino veniva al pomeriggio e prima di andare a giocare a pallone, leggevamo i fumetti di Dinamite, un fumetto del disegnatore o della Folgore, una squadra di ragazzini e cercavamo di ripetere le azioni. Ho iniziato a scrivere nei tempi del liceo, per via di un amore, un po’ infelice. Scrivevo poesie molto tristi, poi ascoltavo, grazia a mio cugino Gigetto scomparso un mese fa, De Andrè, Lolli, DeGregori. Ecco mi sono innamorato dello stile del cantautore romano.


Cosa prova quando crea e il pensare che tale storia arrivi fra le mani della gente?


Non lo so, è una sensazione strana, fa piacere, però mi sembra di rivelare quello che penso in maniera evidente, la cosa mi sconcerta. Certo fa piacere quando qualcuno ricorda un particolare di un racconto o di un verso, ultimamente scrivo anche dei versi, mi fa piacere che qualcuno recepisca il mio messaggio, quello che voglio dire.

Oggi parleremo di un libro in particolare ma vorrei fare qualche passo indietro. Nel 1997 hai pubblicato un libro di racconti “Dentro la città “, in seguito nel 2010 era tra i vincitori al Concorso Nazionale per racconto Sportivo. Cosa ha provato in quel momento? Vuole raccontare l’esperienza?


È stato il mio primo libro di racconti, vivevo una situazione strana, mi sentivo incompreso, senza un obiettivo, ho inventato un personaggio si chiamava Giuseppe Senza meta e faceva il riparatore di lavatrici. Tutto nacque quando con i mieiamici: tony, rotondello, il magico facemmo una domanda per il posto di parcheggiatore e tony perse il diploma, da lì inventai il fatto che il diploma diventasse una persona. Ero molto influenzato da Calvino, ho raccontato quello che mi succedeva intorno. Mio cugino e la moglie avevano una birrerria. Jessica, mi chiese di portarli in birreria per farli leggere. Ricordo che, come un cospiratore, andavo verso le 18, prima dell’apertura e li lasciavo con un breve saluto, ero davvero molto timido. Poi grazie a dei finanziamenti del comune e della comunità montana siamo riusciti a pubblicare quel libretto. Avevamo anche un editore Aldo Manuzio (1450-tuttora vivente). Raccontavo il mio mondo, la mia cittadina e ognuno aveva un nomignolo particolare, cosa che usiamo ancora oggi. Il premio Coni vi ho partecipato, mandandovi dei racconti ispirati al modello di nick Horbny di febbre 90. In quei racconti fondevo calcio e vita, situazione personali, una presenza femminile deleteria, è stata la forma breve di un altro libro “Il nipote di rivera” uscito come ebook nel 2015. Parlava delle vicende di una squadra di calcio la “big star”, di un mio amico chiamato il Macedone. All’epoca partecipavamo ad un campionato cittadino chiamato “Le Casermette o Valerio” e in quelle pagine raccontavo le vicende di quella squadra, del Castrovillari e della Juventus. La premiazione è stata emozionante! Sono stato premiato da Gianni Letta, una persona davvero gentilissima, c’era anche Roberto Beccantini, il famoso giornalista, che già conoscevo e che, tra l’altro ha scritto la prefazione di “Simo is back” e di altri miei libri.


Ora parliamo dell’ultimo libro: Come nasce Simo is Back? L’ ispirazione,l’imput iniziale.


Tutto nasce da “Diario di una schiappa” di Jeff Kinley. Insegnavo a Pavullo nel Frignano, come insegnate di sostegno nel liceo scientifico “Cavazzi Sorbelli”. Ho inventato la figura di questo ragazzino timido, solo, come molti coetanei, che trova rifugio solo nella rete, i genitori lontani, il fratello assente e gli piace il calcio. Tifa Juve e ha un amico speciale:”Gaetano Scirea”, forse la persona più buona e generosa della mia gioventù, un esempio positivo diverso da quello proposto dal calcio di adesso. Accompagnavo i testi con dei disegni che abbiamo sostituito in seguito, non essendo io molto bravo in questo, anzi approfitto nell’estendere i miei complimenti all’autore che ha curato le immagini.

Vuole raccontare a grandi linee di cosa parla questo meraviglioso racconto?


Parla delle giornate di un adolescente, che frequenta la seconda liceo, e si trova a convivere con le prime emozioni, le prima amicizie, sostanzialmente isolato, gli piace il calcio mentre il papà ama la formula e la mamma è impegnata con le sue amiche. Incontra in rete una ragazza misteriosa. È la vita di un adolescente che esce poco, ha una vita poco attiva e si confida con questo amico immaginario.

Raccontare di Simo tramite un Diario l’ho trovo geniale, credo che aiuti il lettore ad entrare completamente nella storia, in sintonia con il personaggio stesso. Questo è l’effetto che voleva, quindi scelta accurata o piuttosto casuale?


Penso che per raccontare la vita di una persona la forma del diario sia quella ideale. Se raccontiamo di un personaggio, dopo averlo descritto, dobbiamo raccontare quello che fa in una certa ora e in un certo momento. Nel caso di Simo gli avvenimenti sono descritti in due o tre giorni nell’arco di un mese. Solo nel mese di dicembre c’è una variazione essendo il periodo di natale. Poi sono affezionato al numero tre per due motivazioni: la maglia quello di Cabrini, e quando giocavo ero il numero tre della Big Star. Inoltre la forma diaristica è un classico della letteratura, basti pensare al diario di AnnaFrank o in un certo senso anche Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi, in senso molto lato, o il mestiere di vivere di Cesare Pavese, solo per citarne alcuni.

La lettura ancora oggi è sottovalutata sopratutto dai Giovani. Pensa che scrivere questo racconto e sopratutto utilizzare il gergo tipico giovanile possa attirarli?


Spero proprio di si! Si tratta di proiettarli nel loro mondo, nei loro problemi, anche se racconta fatti di cinque anni, penso siano attuali, soprattutto ora che siamo costretti a convivere con questa prigionia. I ragazzi amano leggere in un certo modo, ma leggono. Usano nuove tecnologie, molte volte bisogna loro proporre qualcosa di nuovo, destare la loro curiosità e spero che Simo is back accenda la loro curiosità intellettuale.


Nel libro troviamo immagini davvero carine e delle graziose emoticon ad ogni pagina. Come mai questa scelta?


Io amo i fumetti e le novel graphic, quindi per me è molti importante la presenza di disegni, ripeto sono davvero molto belli e penso che il disegnatore ( non ricordo il nome matteo mi pare sia spagnolo) abbia fatto un bel lavoro. L’immagine è importante per fissare un ricordo nella mente, poi gli emoji o le faccine fanno parte di tutti noi, io stesso le utilizzo molto spesso.


In ogni libro c’è un messaggio importante. Qui non si parla solo della vita di un adolescente, della scuola o del primo amore ma c’è molto di più. Perché scegliere questo argomento?


Ho voluto parlare della vita, la vita di un adolescente con i suoi problemi, ma c’è anche la vita familiare con i genitori che litigano per andare in vacanza, la gente con le sue problematiche, la vita virtuale che fa parte di tutti noi e nel mezzo la figura di Gae, che è come la valvola di sfogo del mondo che non va, troppo legato all’egoismo, al culto della ricchezza, al fatto che stiamo distruggendo il pianeta terra.

Ha pubblicato questo libro con la Writers editor. Esperienza positiva? Ha trovato tutto quello che sperava?


Devo dire si, sono entrato in contatto con nuove dinamiche, alle quali mi sono dovuto abituare, ma sono stati stimolanti. Ho capito che promuovere un libro è un lavoro difficile e gravoso, così facendo sono diventato anche più intraprendente nella cose che scrivo o faccio, ho ormai una comunità di lettori che mi leggono, ai quali mando le mie cose e poi Cristian Segnalini è molto gentile, paziente davvero molto paziente.


Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Hai già un nuovo progetto ?


Prima mi vorrei concentrare su “Simo is back”, per la WritersEditor avrei pronto un altro manoscritto particolare il titolo provvisorio dovrebbe essere “Blacamanno” (uomo nero) che racconta di un personaggio della mia zona, Pietro Aversa, famoso fachiro, ventriloquo, equilibrista tra gli anni 30 e 50 del 1900. È stato un personaggio misterioso, che diresse un circo per tutto il Sud America. Poi dovrebbe completarsi, per un’altra casa editrice, un progetto iniziato qualche anno fa, su un altro mio manoscritto, ma vedremo.

Ringrazio Michele Messina per la disponibilità e grande simpatia, ringrazio Cristian Segnalini e la WritersEditor , grazie alla collaborazione ci permette di leggere e conoscere persone meravigliose. Vi ricordo che è possibile scriversi al canale Radio della Writers. Vi lascio qui il link della Pagina dove ci sono tutte le Info. Alla prossima

Daniela Sardella

Michele Messina ci racconta del suo ultimo lavoro: Simo is back!

Buon ascolto!

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