Amabili interviste con Chiara Kiki Effe

Intervista a cura di Elisa Mura

Eccoci immancabilmente al nostro angolo interviste, appuntamento settimanale dedicato agli autori che conosciamo attraverso i loro romanzi, le cui recensioni le ritrovate sul blog. Fresca di uscita, questa settimana ospitiamo l’autrice Chiara Kiki Effe. Qui vi proponiamo le nostre domande, ma vi ricordo che la scrittrice sarà ospite Sabato 4 Aprile nel nostro gruppo Facebook Amabili. Dalle 10.00 alle 13.00 svilupperemo ulteriormente l’intervista, quindi non perdete l’ occasione, vi aspettiamo!

Ora diamo inizio e quindi benvenuta Chiara.

Ciao Chiara, benvenuta nel nostro angolo “Amabili Interviste”. Sono molto curiosa di sapere qualcosa in più di te. Quando hai deciso di dare voce, in senso scritto, alle tue storie?


Tutto è nato da un incipit scritto per caso, il primo giorno dell’anno 2017. Non che prima non scrivessi, ma non avevo mai pensato di tirare fuori un libro intero. Forse, in maniera banale, il “sacro fuoco” della scrittura è sempre stato in me, e un giorno ha divampato.

Chi ben inizia è a metà dell’opera, quindi. Chi è Chiara nella vita, quali sono i suoi sogni nel cassetto?


Il sogno, inerente alla scrittura, sarebbe avere un romanzo pubblicato da una BIG CE… chissà, se sarà destino accadrà
.

Sogno condiviso da molti e ti auguro di riuscirci. So che sei molto esigente, sia come scrittrice e come lettrice. Ciò vale anche per i tuoi romanzi? Se sì ti aiuta nella scrittura?

Sono una lettrice forte, come si dice nel gergo. Avevo forse undici anni quando passai a leggere libri seri, uno dei primi fu Via col Vento, seguito da Uccelli di Rovo, poi scoprii Wilbur Smith. Essere un lettore forte significa aver cominciato, a un certo punto della propria vita, a leggere e non aver praticamente mai smesso. E leggendo libri molto belli, curati, viene voglia di emulare, fare altrettanto.

Hai scritto parecchi titoli, come Legata alla terra, i due volumi della Twins Series, due romantic suspence, Back To September, Puzzle, Victoria-storie di vampiri, la novella Ernora e ora Alexander il Dhampyr. Ce n’è uno che più ti rappresenta rispetto agli altri? Riesci a trovare dei punti in comune in ognuno?


Nessuno dei miei libri mi rappresenta, ma in ognuno c’è un pezzo di me. Non so se vale come punto in comune, ma in ogni mio libro voglio e pretendo che i sentimenti, quali essi siano, si sentano tutti, e spero sempre di riuscire a rendere con le parole ciò che provano i miei protagonisti.

Hai parecchi titoli che narrano di vampiri e so che ti affascinano. Com’è nata questa ammirazione?


Avevo quattordici anni, lessi Dracula, e mi innamorai perdutamente dei vampiri. Alla fine sono umani, o ex-umani, provano sensazioni amplificate, sanno amare, sanno odiare. Il complimento più bello dai miei lettori, sui miei vampiri, è vedere che, anche se non ne avevano mai letto, si sono appassionati anche loro.

Alexander ed Ernora sono i protagonisti degli ultimi tuoi titoli, hanno due vissuti complicati ma entrambi hanno un grande fascino. Com’è stato entrare nelle loro emozioni?

Ernora è una novella breve di circa sessanta pagine, è scritta in prima persona, una maniera che uso poco, propendo molto più a usare la terza persona. Alexander è un Dhampyr, una creatura particolare: non è umano, non è un vampiro. Mi viene piuttosto naturale immergermi, quando scrivo, nei sentimenti, nelle loro emozioni. Per questo aspetto sempre con trepidazione i pareri dei lettori, per capire se tutto ciò che volevo è passato.

I tuoi personaggi affrontano scelte complicate. Tu sei più impulsiva o riflessiva? E che avresti fatto al loro posto?


Io sono un tipetto piuttosto nervoso, ma approcciandomi alla scrittura in maniera seria e professionale, ho dovuto in qualche maniera abituarmi ad avere pazienza. Un libro, corto o lungo che sia, ha bisogno del suo spazio e del suo tempo, prima di divenire una bozza. Poi pian piano va sgrossato, va migliorato, poi va ceduto nelle mani – come nel mio caso – dell’editor, e poi del correttore di bozze, e poi c’è da aspettare il momento giusto per “darlo alla luce”. Insomma, se prima avevo fretta, ora ho imparato che è deleteria. I miei personaggi in rare occasioni rappresentano ciò che avrei fatto io: direi che sono loro a comandare.

Ti sei sempre approcciata al mondo del self, so che non hai molta fiducia nelle case editrici. Hai avuto delle esperienze? Che consigli ti senti di dare a chi vuole pubblicare e muove i primi passi in questo mondo così competitivo?

Vero, non sono una da CE, tranne come ho detto sopra in via eccezionale una Big CE… ne ho cercata qualcuna, all’inizio, ma non mi sembravano mai offerte allettanti, quindi ho sempre rifiutato la pubblicazione. Continuerò in self, che va affrontato con tutti i crismi: scrivete, mettete su carta tutto ciò che volete, ma prima di pensare alla pubblicazione, affidatevi a dei professionisti. Ogni euro investito tornerà indietro, se non in forma di guadagno monetario, sicuramente in guadagno emotivo.

Ci sono progetti in vista? Hai mai pensato a un libro a quattro mani?

In questo periodo di quarantena forzata, oltre a lavorare come al solito ai libri degli altri, ho ripescato una storia che avevo iniziato e mollato lì. Diventerà un libro, sì.
A quattro mani non ho mai scritto niente. La verità? Non saprei dire se sono pronta, o lo sarò mai
.

Allora attendiamo con ansia la prossima pubblicazione e intanto ti auguriamo un buon proseguimento letterario.

Arrivederci alla settimana prossima con il prossimo ospite. Mi raccomando, state a casa con Amabili letture.

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