“Il buio oltre la siepe” di Harper Lee

Dettagli Prodotto:

Copertina flessibile: 304 pagine
Editore: Feltrinelli (25 febbraio 2013)
Collana: Universale economica
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8807881551
ISBN-13: 978-8807881558

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Recensione a cura di Jennifer Gaspari:

Buongiorno a tutti, oggi sono qui a parlarvi di uno di quei libri che sono riusciti ad entrare nella storia ed ottenere il titolo di “classico”. Un libro che hanno letto quasi tutti, che sono certa sarà presente nella stragrande maggioranza delle nostre case, un libro che tutti dovremmo leggere. Io devo ammettere che non lo avevo mai letto, né avevo visto il film, quindi quando abbiamo parlato di che cosa presentarvi per la Giornata di Oggi, ho scelto di prendere l’occasione per addentrarmi finalmente in questa lettura. Sono assolutamente e completamente felice di aver scelto “Il buio oltre la siepe” per parlarvi di razzismo, perché penso che il messaggio di questo libro sia talmente pieno, talmente completo che potrei finire la mia recensione qui, dicendovi “LEGGETELO E BASTA” e già gli avrei reso giustizia. Non credo, in effetti, che servano le mie parole per convincervi a leggerlo, ma tenterò comunque di parlarvene un po’.

Chi ci racconta la storia è una ragazzina di sei anni, Scout, che vive a Maycomb, una piccolissima cittadina dell’Alabama, all’inizio degli anni 30. Scout ha un fratello più grande di qualche anno, Jem, e un papà che è il miglior avvocato della contea e un uomo di quelli dal cuore giusto, di quelli che vorremo tutti conoscere, Atticus. Attorno a loro girano vari altri personaggi, come il piccolo Dill, un amico dei bambini che passa tutte le estati assieme a loro; Calpurnia, la domestica di colore che li ha cresciuti e che fa parte della famiglia; e i vari vicini che movimentano le vicende dei ragazzi. Uno di loro, in particolare, diventa senza saperlo, lo spunto per mille avventure. Boo Radley, misterioso uomo che vive vicino alla loro casa, ma che nessuno mai vede. Boo che non esce mai, Boo che chissà che faccia ha, Boo che sarà certamente pericoloso, Boo che se entri nel suo giardino e tocchi la porta d’entrata sei il ragazzino più coraggioso del mondo, Boo che riempie le giornate estive di Jem, Scout e Dill, trasformandosi suo mal grado nel protagonista enigmatico dei loro giochi fantastici. Oltre a tutto ciò, però, quello che fa da perno centrale alla storia narrata in questo superbo libro, è un processo. Atticus Finch viene infatti chiamato a difendere Tom Robinson, contadino di colore accusato di aver aggredito e violentato Mayella Ewell, ragazza bianca figlia di Bob Ewell, uomo decisamente poco raccomandabile, di grande povertà intellettuale e dalla scarsa umanità.

Ovviamente non vi dirò l’esito del processo o se le accuse rivolte a Tom Robinson saranno fondate o meno, perché tutto ciò lo scoprirete solo leggendo il romanzo, ma vi voglio dipingere a grandi linee il messaggio che vuole trasmettere il libro. Inizierò a farlo raccontandovi che il titolo originale è: “To Kill a Mockingbird” (uccidere un usignolo). Atticus, in uno dei momenti in cui dimostra di essere quella meravigliosa e saggia persona di cui vi parlavo prima, in un dialogo con i propri figli spiega quanto sia insensato ed ingiusto uccidere un usignolo: “Gli usignoli non fanno nient’altro che donare musica agli uomini. Non divorano gli orti della gente, né fanno il nido nei covoni; non fanno altro che cantare per noi con tutta l’anima. Ecco perché è peccato uccidere un usignolo.” Vi dico solo che dovrete arrivare alle ultime pagine per riuscire a comprendere appieno il significato di questa frase, che personalmente custodirò nel mio cuore per il resto dei miei giorni.

Potrei affermare che il grande tema di sottofondo sia il RAZZISMO, ma non ne sono pienamente convinta perché siamo di fronte ad un romanzo che di messaggi fra le righe ne manda un’infinità.

  • Si parla della discriminazione fra bianchi e neri (“Quando contro la parola di un bianco c’è soltanto quella di un nero, è sempre il bianco che vince”), ovviamente, di quanto fosse ancora radicata allora (e forse ancora oggi);
  • del giudizio che viene emesso a priori da tutti, che ce ne accorgiamo o meno, di quando ci si presenta davanti qualcuno di “diverso” che ancora non siamo riusciti a conoscere o a capire (“Quasi tutti sono simpatici, Scout, quando finalmente si riesce a capirli”);
  • del giusto e dello sbagliato (“C’è qualcosa nel nostro mondo che fa perdere la testa alla gente: non riescono ad essere giusti neanche quando lo vogliono.”);
  • del buono e del cattivo;
  • del mettersi nei panni degli altri (“Atticus aveva ragione. Una volta aveva detto che non si conosce realmente un uomo se non ci si mette nei suoi panni e non ci si va a spasso”.);
  • dell’importanza dell’essere sé stessi anche quando il mondo in cui viviamo ci richiede di diventare qualcosa d’altro (“Prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.”);
  • del muto passaggio che avviene nei cuori, nella testa e nell’animo crescendo, quando da bambini diventiamo adulti;
  • dell’amore per la scrittura (“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?”)
  • di che cosa sia davvero il coraggio (“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.”).

Credo che “Il buio oltre la siepe” sia uno dei romanzi più ricchi di significanti e significati che io abbia mai letto. Ma sono qui oggi a tenere alta la bandiera del NO AL RAZZISMO ed ho scelto questo libro per come ha affrontato il “problema”, senza puntare il dito, senza farne uscire un vincitore o un vinto, senza un vero giudizio. Un romanzo che con un’eleganza e un senso dell’onore, parla di UOMINI, non parla di colori, non parla di razza, ciò che scorre tra le righe sono messaggi fatti di un’umanità talmente profonda da farci riflettere quanto ancora oggi sembri irreale, sembri irraggiungibile un pensiero così. Atticus Finch diviene da ora in poi, il tipo d’uomo che vorrei incontrassero le mie figlie, diviene l’uomo a cui vorrei somigliare io, diviene quell’eroe sottovoce di cui avremmo bisogno anche ora. Atticus Finch, che lascia un’eredità di pensiero importante ai due giovani protagonisti, che già gli somigliano senza nemmeno accorgersene.

“Il buio oltre la siepe” è quel libro che vi racconta una storia senza salire in cattedra, ma lanciando insegnamenti ad ogni parola scritta, entrandovi nel cuore senza pretese, sempre a testa china, senza presunzione, attraverso personaggi che non dimenticherete mai, con metafore che vi faranno tremare le ginocchia, con frasi che vi faranno riflettere sempre, in ogni giorno della vostra vita.

Vi potrei dire molto altro, molto molto altro, ma vi dico solo: INDIMENTICABILE!!!

Sinossi:

In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

Film:

Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird) è un film del 1962 diretto da Robert Mulligan, tratto dal romanzo omonimo di Harper Lee (1960). Il film ha segnato l’esordio degli attori Mary Badham e Phillip Alford. Vincitore di tre premi Oscar, venne inoltre presentato in concorso al 16º Festival di Cannes, dove vinse il Premio Gary Cooper Award. Nel 1995 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Biografia Autrice:

Primi anni
Nelle Harper Lee nacque il 28 aprile 1926 a Monroeville, in Alabama. Era la più giovane di quattro figli. Suo padre, Amasa Coleman Lee, era avvocato, membro della Corte legislativa Statale dell’Alabama e proprietario di parte del giornale locale. La madre, Frances Finch Lee era ammalata e raramente usciva di casa: morì nel 1951. Uno dei suoi più cari amici di infanzia fu Truman Capote (allora conosciuto come Truman Persons). I due amici erano molto diversi, ma entrambi avevano una vita familiare difficile. Truman viveva con i parenti di sua madre in città, pressoché abbandonato dai suoi genitori.

Studi
Al liceo sviluppò il suo interesse per la letteratura inglese. Dopo il Diploma, nel 1944, frequentò il College femminile Huntingdon di Montgomery. Se ne stava in disparte e si concentrava sui suoi studi e sullo scrivere. Divenne membro della società letteraria e del coro. Trasferitasi alla University of Alabama, presso Tuscaloosa, partecipò, per un certo periodo, a una associazione femminile universitaria. Inoltre, seguendo la sua vena di scrittrice, contribuì al giornale della scuola e divenne direttrice della sua rivista umoristica Rammer Jammer. Nel primo anno di studi universitari fu accettata nella Facoltà di legge. Gli impegni di studentessa di Legge la costrinsero a lasciare il posto di direttrice del Rammer Jammer, ma dopo il primo anno di corso confidò alla famiglia che scrivere e non fare l’avvocato era la sua vera aspirazione. Nel 1948 andò alla Oxford University in Inghilterra. L’anno successivo riprese gli studi di Legge, ma li abbandonò dopo il primo semestre e si trasferì a New York per seguire i suoi sogni di scrittrice.

Trasferimento a New York
Arrivò a New York City nel 1949, a 23 anni. Per diversi anni, lavorò come agente di viaggio per Eastern Airlines e per il British Overseas Air Corp (BOAC). In quella città, si riunì al suo vecchio amico Truman Capote, astro nascente della letteratura del tempo. Fece anche amicizia con il compositore e paroliere di Broadway Michael Martin Brown e con sua moglie Joy. Nel 1956, i Browns le fecero uno straordinario regalo di Natale: il denaro necessario per consentirle di mantenersi per un anno e scrivere a tempo pieno. I Browns la aiutarono anche a trovare un agente, Maurice Crain, che a sua volta la introdusse in una casa editrice. Harper Lee scrisse una storia ambientata in una cittadina dell’Alabama, quello che sarà il suo capolavoro: To kill a mockingbird (Il buio oltre la siepe).[3]

Collaborazione con Truman Capote
Nello stesso anno, Harper Lee unì le forze con quelle del suo vecchio amico Truman Capote per aiutarlo in un reportage commissionatogli dal New Yorker. Capote avrebbe dovuto scrivere a proposito dell’impatto dell’omicidio di quattro membri della famiglia Clutter sulla piccola comunità agricola del Kansas dove vivevano. I due scrittori si recarono nel Kansas per intervistare concittadini, gli amici, i familiari delle vittime e gli investigatori che indagavano sul crimine. Nel ruolo di assistente di Capote, Lee collaborò nelle interviste, vincendo la diffidenza di alcuni degli abitanti del luogo con i suoi modi affabili e senza pretese. Durante il loro soggiorno in Kansas, i sospetti assassini dei Clutter, Richard Hickock e Perry Smith, furono catturati a Las Vegas e interrogati. Lee e Capote ebbero la possibilità di intervistare i due accusati dell’eccidio, nel gennaio del 1960. Poco dopo tornarono a New York. Lei lavorò alle bozze del suo primo romanzo mentre lui iniziò a scrivere le puntate del romanzo-verità In Cold Blood (A sangue freddo). La coppia tornò in Kansas nel mese di marzo per il processo per omicidio. Durante quella primavera, Lee fornì a Capote tutti i suoi appunti sul crimine, sulle vittime, sugli assassini, sulle comunità locali e molto altro.[4]

Il successo letterario
Nel luglio 1960 pubblicò Il buio oltre la siepe, subito accolto nel Book-of-the-Month Club, nonché nella Literary Guild. Una versione condensata apparve sulla rivista Reader’s Digest. Il romanzo le valse il premio Pulitzer.

Dal romanzo fu tratto nel 1962 il film omonimo, diretto da Robert Mulligan e prodotto da Alan J. Pakula, che venne premiato con 3 oscar.

Gli anni successivi
Si dice che a metà degli anni 1960 Lee abbia lavorato ad un altro romanzo che non fu mai pubblicato. Certamente continuò ad aiutare Capote, collaborando con lui fino alla ultimazione di A sangue freddo. Il libro di Capote fu finalmente pubblicato nel 1966. Su richiesta del presidente Lyndon B. Johnson Lee accettò un posto nel Consiglio Nazionale delle Arti. Durante gli anni ‘70 e ‘80, si ritirò quasi completamente dalla vita pubblica. Trascorse questi anni dividendo il suo tempo tra New York e la sua città natale di Monroeville, dedicandosi al progetto di un libro su un serial killer dell’Alabama dal titolo provvisorio “Il reverendo”. Questo lavoro, però, non fu mai pubblicato.

Riconoscimenti ufficiali

Il Presidente George W. Bush premia Harper Lee con la Medaglia presidenziale della libertà nella East Room della Casa Bianca (Foto di Eric Draper)
Il 5 novembre 2007 la scrittrice fu premiata dal Presidente George W. Bush con la più alta onorificenza civile statunitense, la Medaglia presidenziale della libertà, per il suo primo e più famoso romanzo che, secondo la motivazione del premio: «Ha influenzato il carattere del nostro paese in meglio. È stato un dono per il mondo intero. Come modello di buona scrittura e sensibilità umana questo libro verrà letto e studiato per sempre».[5]

L’ultimo libro
Il 14 luglio 2015 è uscito, con una tiratura iniziale di 2 milioni di copie, il suo secondo romanzo Va’, metti una sentinella pubblicato negli USA da HarperCollins e nel Regno Unito da William Heinneman. Anche se il romanzo appare come il sequel di Il buio oltre la siepe ambientato vent’anni dopo, la scrittrice ha dichiarato di averlo scritto prima.

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