“Il treno dei bambini” di Viola Ardone

Dettagli Prodotto:

Copertina flessibile: 200 pagine
Editore: Einaudi (24 settembre 2019)
Collana: Einaudi. Stile libero big
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8806242326
ISBN-13: 978-8806242329

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Recensione a cura di Jennifer Gaspari:

Il “bello” di leggere un libro, oltre il fatto di leggere di per sé, è che questi preziosi scrigni fatti di parole, ti possono far conoscere storie, vite, realtà che non avevi idea esistessero. Quando ho iniziato a leggere “Il treno dei bambini” di Viola Ardone non sapevo a cosa sarei andata incontro, non sapevo che quella in cui mi stavo per immergere, era una storia realmente accaduta, un pezzo di quella vita post guerra che qui, in Italia, si era consumata un po’ in sordina. Perciò vorrei iniziare ringraziando di cuore l’autrice Viola Ardone per averci regalato una finestra deliziosamente aperta su questi fatti pieni di speranza, pieni di amore, pieni di altruismo.

Nel “Giorno della Memoria” abbiamo deciso di parlarvi di questo libro perché vogliamo ricordare sì, quanto la Seconda Guerra Mondiale abbia demolito, quante vite stroncato, quanti paesi distrutto, quanta pazzia instaurato nelle menti; ma vogliamo anche e soprattutto trasmettere il messaggio che nonostante tutto, alcune persone hanno saputo, subito dopo, ed alcune anche nel mentre, tirare su la testa, rimboccarsi le maniche, e sconfiggere quell’alone di distruzione attraverso il quale avevano dovuto vivere, ed iniziare a ricostruire una società che sa aiutare, che sa sostenere, che ha portato la “so-li-da-rie-tà come bandiera. Ed un libro come questo, ne è la dimostrazione più lampante, più chiara, più palpabile.

Vorrei per un momento dirvi di che cosa parla “Il treno dei bambini”. Era l’inverno del 1945. L’Italia da nord a sud aveva sofferto per i bombardamenti, la miseria e per la violenza degli eserciti stranieri, nemici o alleati che fossero; un’Italia stremata, affamata, ma con un’incredibile voglia di rinascita e fame di futuro. A Milano, Teresa Noce, battagliera dirigente comunista e partigiana da poco rientrata dal campo di Ravensbrük, intuisce che solo un gesto di solidarietà può risolvere almeno temporaneamente la drammatica situazione di bisogno dei bambini. Nacquero così i cosiddetti “Treni della felicità”. Furono trasferiti così, nei due inverni immediatamente successivi alla fine del conflitto, alcune decine di migliaia di bambini che lasciarono le loro famiglie per essere ospitati da altrettante famiglie contadine, nei paesi del reggiano, del modenese, del bolognese. Lì vennero rivestiti, mandati a scuola, curati. Ma quelle donne, che avevano tessuto la Resistenza e svezzato la Repubblica, non si fermarono raggiunto il loro primo obiettivo. Così, dal 1945 al 1952, anni duri per tutto il Paese, furono ospitati nel centro-nord ben 70.000 bambini.

E’ proprio grazie a questa ammirevole e stupenda iniziativa che conosceremo Amerigo Speranza, il piccolo protagonista de “Il treno dei bambini”. Fin dalla primissima pagina, Amerigo diverrà per noi quel figlio da proteggere, quel bambino che vogliamo abbracciare, a cui ci affezioniamo all’istante. Il piccolo con la testa rasata a “mellone” che ci farà istintivamente una tenerezza infinita e che ci accompagnerà in questo viaggio da sud a nord; viaggio che ci farà un po’ paura all’inizio, che ci farà tremare le ginocchia, che ci metterà quell’ansia che non ti scrolli di dosso fino a che… Amerigo sarà uno di 70.000 bambini che saliranno su quel treno che farà loro conoscere una realtà diversa, che farà loro conoscere quel “prendersi cura” a cui non erano abituati, a causa di quel conflitto mondiale che aveva appena cambiato le sorti e le menti dell’Italia.

Amerigo vive in un rione di Napoli, circondato da figure femminili marcatamente forti come la sua mamma Antonietta, donna tutta d’un pezzo, con una vita per nulla facile alle spalle e coraggiosamente indipendente; e altre due donne di cui non sappiamo molto, se non qualche aneddoto e i loro soprannomi: la Pachiochia e la Zandragliona. La vita di Amerigo cambierà con l’ingresso di Maddalena, un membro dell'”Unione donne italiane” che lo farà salire sul treno che lo porterà chissà dove, forse in Russia, forse da qualcuno che gli comprerà delle scarpe nuove, forse invece da una famiglia che si prenderà cura di lui. Inizia così la sua avventura, inizia così il suo cammino verso una nuova vita. Vedremo Amerigo partire, lasciare la sua mamma e muovere i suoi primi passi verso un qualcosa che ancora non sappiamo che cosa sia, finché alla stazione di Bologna, una donna lo prenderà per mano e gli dirà: “Andiamo, fiòl, è tardi. Finisce che perdiamo la corriera”. In quell’istante conosceremo Derna, una persona adorabile ed piena d’amore da donare, ma sola e senza esperienza con i bambini, ma con la fortuna di avere una cugina, Rosa, con tre figli dai nomi un po’ improbabili (Rivo, Luzio e Nario). Amerigo verrà accolto dalla famiglia Benvenuti a braccia aperte, come un quarto figlio, con enorme rispetto, con tanto amore, con tanta comprensione. Piano piano, giorno dopo giorno, Amerigo entrerà nella sua nuova vita che lo includerà in una realtà molto diversa da quella a cui era abituato: avrà un papà, dei fratelli, cibo sconosciuto appeso al soffitto, una torta per il compleanno, la scuola, scarpe e cappotto, una stanza tutta per sé. Passerà così l’inverno, con un pensiero ai ricordi e alla mamma, e con un “ora” da vivere fino all’ultimo istante. Arriva però, assieme ai “campi gialli e al grano alto” il momento, di tornare a casa, con un po’ più carne attaccata alle ossa, con una valigia piena di regali, con una storia da raccontare e con una Speranza tra le mani: un violino tutto suo, con il suo nome stampato sulla custodia. Il ritorno però si prospetterà più difficile del previsto e Amerigo si ritroverà a crescere tutto d’un fiato, a correre verso un futuro che si biforca davanti ai suoi occhi e deciderà di…. Ma qui non posso e non voglio svelare nulla perché Amerigo vi stupirà, vi darà una lezione di vita davvero forte, vi insegnerà quanto possa essere pesante il prezzo di un sogno, vi mostrerà quanto sia forte la volontà di un bambino.

Un libro meravigliosamente scritto, con un linguaggio studiato nei minimi particolari, semplice ma perfetto nella sua candidezza. Una storia che nasconde tra le righe insegnamenti, parla di sentimenti, parla di accoglienza, parla di sopravvivenza, parla di istinti, di istanti e di distanze, parla di rimpianti, di persone perse e vite conquistate. Un libro che farete fatica a non amare, che non riuscirete a far uscire dal vostro cuore. Personaggi talmente ben disegnati da sembrare di vederli camminare davanti a voi, che immaginerete di abbracciare, che sentirete lì, al vostro fianco, ad infondervi Speranza, a farvi sentire Benvenuti.

Un libro da leggere ASSOLUTAMENTE!!

Non posso far altro che insistere ancora un po’ nel pregarvi di prendere fra le mani questo gioiello e gustarvelo fino a sentirvi riempire i polmoni di quell’aria che pizzica, che vi fa scendere una lacrima e che non ve lo fa dimenticare più.

Buona Amabile Lettura

Intervista a Viola Ardone

Sinossi:

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l’intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c’è altro modo per crescere.

Biografia Autrice:

Viola Ardone (Napoli 1974) è laureata in Lettere e ha lavorato per alcuni anni nell’editoria. Autrice di varie pubblicazioni, insegna latino e italiano nei licei. Fra i suoi romanzi ricordiamo: La ricetta del cuore in subbuglio (2013) e Una rivoluzione sentimentale (2016) entrambi editi da Salani.

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