Amabili interviste con : “Giorgio Alfonsi”.

Intervista a cura di Daniela Sardella.

Il mezzo per conoscere in maniera completa un libro e ciò che c’è dietro e parlare direttamente con chi ha creato il Romanzo. Amabili letture blog si impegna ad intervistare gli Autori proprio per comprendere questo meraviglioso lavoro . Grazie alla Writers Editor , di cui siamo in collaborazione , abbiamo l’ onore di conoscere, appunto, nuovi scrittori , recensirli e porre alcune domande. Oggi siamo qui in compagnia di Giorgio Alfonsi che ci parlerà del suo libro ” Il Club degli Anonimi” e del suo percorso. Prima di iniziare vorrei ringraziare Giorgio Alfonsi per la disponibilità e Cristian Segnalini che ha permesso tutto questo.

Diamo il benvenuto all’ Autore Giorgio Alfonsi e iniziamo l’ intervista.

Conosciamo l’ospite odierno. Chi è Giorgio Alfonsi?

Uno a cui non piace molto parlare di sé. Uno che preferisce la parola scritta a quella parlata, forse perché non sono mai stato un grande oratore, o più probabilmente si tratta semplicemente di un carattere parecchio introverso. Sono uno di quei tipi convinti di avere un mondo intero dentro, e la consapevolezza di non avere gli strumenti adatti per mostrarlo agli altri, perciò molto spesso preferisco il silenzio. Questo lo penso nei giorni pari, in quelli dispari invece ritengo di non avere proprio niente di interessante da dire al riguardo, e così preferisco il silenzio. Le persone che mi conoscono ci hanno fatto l’abitudine, e nonostante tutto mi vogliono bene lo stesso.
Lavoro nell’ambito della comunicazione (degli altri, ci tengo a precisare),e sono un appassionato di fotografia; passo parecchie ore al giorno a dover essere creativo per mestiere, e questo spesso mi spinge a chiedermi per quale motivo come hobby non abbia scelto qualcosa di più pratico rispetto alla scrittura, che di per sé è un altro atto di creatività parecchio impegnativo; sono però abbastanza sicuro riguardi la faccenda degli strumenti adatti per comunicare il proprio mondo interiore, o almeno mi piace pensarlo. Ho un rapporto complicato con la mia immaginazione, di odio e amore allo stesso tempo, e la cosa a volte mi sfianca. Per il resto, sono una delle tante persone a questo mondo che hanno a cuore la propria famiglia, gli amici, il lavoro. E la lettura naturalmente, ho iniziato a leggere regolarmente a vent’anni e da allora non mi sono mai fermato, è una delle mie più grandi passion
i.

Quando è cominciato il suo
cammino come scrittore?

Ho cominciato a scrivere all’incirca nel 2010, con dei racconti brevi per lo più fantastici, che è uno dei generi letterari che preferisco. Col passare del tempo ho sentito il bisogno di provare a fare qualcosa di più, di conseguenza ciò che scrivevo si è allungato sensibilmente; dopo aver visto pubblicate due raccolte di racconti, sono giunto alla stesura del Club degli Anonimi, il mio primo romanzo.

Cos’è per lei la scrittura?


Per me la scrittura è un modo di tirar fuori stati d’animo e sensazioni. Quando ho iniziato a scrivere, l’ho fatto perché sentivo il bisogno di comunicare qualcosa in un modo completamente diverso da come avevo fatto fino a quel momento. Avere in mente delle storie, dei personaggi, chiedersi cosa possa succedere loro, ti porta inevitabilmente a volerti raccontare quelle storie per sapere come vadano a finire, e personalmente ritengo sia il primo passo da fare per renderle interessanti anche agli occhi degli altri. Facendolo con le parole poi, si può riuscire ad infilarci dentro anche qualcosa di sé stessi, ed è ciò che ho sempre cercato di fare.

Entriamo nel vivo dell’intervista. Parliamo del “Club degli Anonimi”. Come nasce la storia o meglio l’ ispirazione?


Il Club degli Anonimi è nato in un modo abbastanza particolare. Quando ho preso la decisione di voler provare a scrivere un romanzo di una certa lunghezza, ho ragionato come avevo fatto nello scrivere i miei racconti: ho seguito un’idea, un’intuizione, che era quella di voler raccontare la storia di un ragazzo – Lucio – e del suo ritorno a casa, preda di un certo tipo di problemi esistenziali e un rapporto complicato con il proprio passato, e vedere dove mi avrebbe portato. Sapevo che avrei voluto far succedere qualcosa, ma al principio non sapevo bene cosa. Proprio come nella storia, è stato l’arrivo del personaggio di Donatello a dar via alle serie di eventi narrati nel romanzo. A ripercorrere all’indietro il periodo in cui l’ho scritto, posso dire che l’ispirazione sia nata da un bisogno, quello di cercare di razionalizzare il rapporto complicato che uno ha con la propria esistenza, con le proprie paure, con l’apparenza delle cose che ormai è diventata parte integrante della vita, creando però un contesto estremo, ai limiti del grottesco. Non è un caso che il libro non abbia un’ambientazione temporale precisa, e che non vi siano presenti telefoni cellulari, internet o social vari; idealmente potrebbe essere ambientato vari; idealmente potrebbe essere ambientato negli anni ottanta, questo perché sapevo che per estraniare e isolare completamente i membri del Club, creando determinate situazioni, avrei avuto bisogno di fargli avere meno contatti possibili con il resto del mondo. A questo posso aggiungere di aver inserito nella storia alcune ambientazioni a me familiari, nonché eventi che fanno parte del mio bagaglio di esperienze, come l’aver vissuto per un certo periodo di tempo in un garage risistemato alla bene e meglio, il mio amore per i boschi e quello che avevo, da bambino, per i cantieri abbandonati del quartiere dove sono cresciuto, che visitavo spesso e volentieri.

In generale, pensa che siano importanti e, in alcuni casi, formativi i club, per lo sviluppo delle attività sociali?


A questa domanda non so rispondere, perché non ho mai fatto parte di nessun club nella mia vita. Se consideriamo un club come un punto di aggregazione di persone, posso però provare a fare un parallelo con lo sport di squadra, che ho praticato per parecchi anni. È indubbio che far parte di qualcosa dipiù grande di te possa aiutare, insegnare il bene comune anziché quello personale e creare legami di amicizia saldi e duraturi; come nella maggior parte delle cose però, penso che la differenza reale la facciano le persone, e che con estrema probabilità il risultato di queste aggregazioni dipendano dalla fortuna di incontrare persone con un certo tipo di valori piuttosto che altre.

Si è ispirato a persone vissute realmente ?

A parte Lucio, il protagonista, che possiede alcune mie caratteristiche fisiche e caratteriali di quando avevo la sua età, gli altri personaggi sono inventati. I restanti membri del Club ad esempio – Remo, Gerom e Donatello – hanno tutti un ruolo specifico, sono funzionali agli eventi: Remo è quello con la testa sulle spalle, come Lucio spiega più di una volta, e prova ad essere la sua coscienza; Gerom è lo scrittore frustrato che non capisce perché ciò che scrive non venga apprezzato, e la vita che conduce lo porta ad essere un fedele seguace del Club degli Anonimi. Donatello è la somma di ciò che Lucio stesso ritiene di voler essere, e in virtù di questo il suo punto di riferimento. Per raccontare la storia ,sapevo che avrei avuto bisogno di ognuno di loro, oltre ovviamente ai personaggi secondari, ed è stata un’esperienza complessa inventare e differenziare i loro caratteri, anche se poi mi sono reso conto di aver donato loro alcuni lati della mia personalità. Andando a spogliare completamente i personaggi delle loro peculiarità, ci si rende facilmente conto di trovarsi davanti a degli stereotipi presenti nella maggior parte dei gruppi di amici: l’amico problematico e dal passato difficile (Lucio), l’amico artista che spesso è incompreso (Gerom), l’amico bello e carismatico (Donatello), infine quello che ha più sale in zucca di tutti, ma che non viene quasi mai ascoltato (Remo).

Salta all’occhio la particolarità dei cognomi di tre personaggi, si possono quasi collegare, come mai questa scelta?

Mi piacciono molto i giochi di parole. Sono partito dal punto e croce, poi mi è venuto in mente punto e basta, dopo ancora mi sono accorto che tutte e tre le parole erano formate da cinque lettere, e che i membri del Club degli Anonimi erano cinque (io conto sempre anche il Maniscalco); il libro stesso è diviso in cinque parti, questo perché il cinque è un numero che amo particolarmente. Sono ragionamenti come questi ad avermi portato a scegliere Croce, Punto e Basta. I giochi di parole che fanno Lucio e Donatello nel corso della storia rimarcano questo ragionamento, e anche il collegamento tra le coppie di cognomi. Dopotutto, per una serie di motivi, le loro storie si intrecciano indelebilmente e sono fondamentali per lo sviluppo narrativo del Club degli Anonimi.

Donatello è un personaggio complesso, un trascinatore, a tratti negativo, eppure attrae. Che rapporto ha con lui, l’ispirazione deriva da qualcuno in particolare?


Donatello è veramente complesso, e il mio rapporto con lui è stato molto complicato sin dalla prima pagina in cui è comparso, visto che il suo comportamento non sempre ha trovato la mia approvazione, eppure non sono mai riuscito a farlo agire in maniera diversa; può sembrare strano, ma a volte alcuni personaggi sfuggono al controllo dell’autore, e fanno cose di testa loro. Personalmente, ci sono stati momenti della mia giovinezza in cui ho sognato di essere come lui: più sicuro di me, più bello, sempre con la risposta pronta, perché credevo sarebbe stato più semplice essere accettato. Donatello nasce proprio da questa idealizzazione, che poi è la stessa che prova Lucio nei suoi confronti, e non è un caso. Ho sempre saputo che sotto sotto aveva qualcosa che non andava; è lui a creare il Club degli Anonimi, ed è sempre lui a cambiare radicalmente il modo divedere la vita di Lucio, Remo e Gerom per i suoi loschi fini. Dopotutto è un personaggio estremamente egoista, ma sa nascondere questo suo lato dietro un fiume di parole, è un manipolatore navigato pronto a tutto pur di ottenere ciò che desidera . Nonostante questo ci sono affezionato, perché la sua critica verso il mondo e le persone, seppur estremizzata all’inverosimile, è qualcosa che capisco, e forse, in parte, condivido. L’ispirazione nel creare il suo personaggio è venuta dal bisogno di avere nella storia un leader carismatico ma decisamente instabile, che avrebbe portato la situazione ad un punto di non ritorno; è l’immagine speculare di Lucio, una sorta di alter ego, ed è nato ragionando su ciò che Lucio odia di sé stesso, a partire dai suoi difetti fisici. Donatello avrebbe dovuto essere non solo bello, ma anche dannatamente sicuro di sé. Ciò che attrae di lui, oltre all’aspetto, è la certezza con cui afferma le proprie verità e la sicurezza con cui riesce a rigirare qualunque frittata. Lo sviluppo della storia mostra però che a volte ciò che riteniamo essere pregi non lo sono poi fino in fondo, e che sono i difetti – fisici e caratteriali – a renderci persone più belle, più uniche. In questo Donatello svolge suo malgrado un ruolo fondamentale, ed è una lezione che io stesso ho imparato nel corso della vita.

Secondo lei il finale lascia un
messaggio positivo?

Mi sono interrogato parecchie volte sul finale del Club degli Anonimi. In linea di massima la storia non finisce benissimo, e almeno per me è circondata da un alone di malinconia; Lucio non ha imparato granché dai suoi errori, ha appreso alcune verità e una nuova consapevolezza di sé stesso e del suo passato, ma non riesce ad utilizzarle per essere una persona migliore. Risolve alcuni problemi personali che ritiene siano importanti, ma che in realtà sono secondari e legati alla sola apparenza; ma questo riguarda la fine della storia di Lucio. La fine del libro dopotutto è l’epilogo, e personalmente considero l’epilogo del Club degli Anonimi in maniera positiva. Forse non contiene alcun messaggio, ma cerca di mostrare la parte bella di tutta la storia, quel che poteva essere, o che forse avrebbe dovuto essere. L’altra faccia della medaglia insomma, e mi piace immaginare che leggendo le ultime pagine, si riesca ad intravedere quella luminosità propria dell’amicizia, che non smette mai di brillare del tutto, qualunque cosa riservi il futuro.

Quali sono secondo lei le qualità
per diventare un ottimo scrittore?

Bisognerebbe chiederlo ad un ottimo scrittore, questo. Dalla mia modesta esperienza, penso che una buona base sia la voglia di leggere molto, e non solo i generi che si preferiscono, ma anche tutti gli altri. Dalla lettura può nascere la voglia di raccontare, e poco importa se ci si ritenga ottimi, mediocri o solo passabili; ciò che conta veramente è la passione che si mette nelle proprie storie, la volontà di voler raccontare ciò che si conosce e tenere bene a mente il motivo per cui lo si fa. Tutto il resto può venire di conseguenza o meno, ma è di secondaria importanza.

Progetti futuri ?


Al momento, a livello letterario, non ho altre storie nel cassetto. Riprendendo la risposta alla terza domanda, per me scrivere è un modo di tirar fuori stati d’animo e sensazioni, l’ho sempre fatto principalmente per questo. Ho cominciato con dei racconti, e in ognuno ho sempre messo dentro qualcosa di me per ascoltare quel bisogno. Il Club degli Anonimi è una storia che sentivo di voler approfondire, provando a scrivere qualcosa di più lungo rispetto alle mie abitudini, e l’ho fatto. Ad oggi sento di aver raccontato tutto quello che volevo raccontare, nel modo che ritenevo più adatto. Ci saranno altre storie? Non lo posso sapere, ma nemmeno mi sento di escluderlo; non sono una persona che si mette a tavolino decidendo di voler scrivere un libro, ma a volte sono le storie, che decidono divenirti a cercare.

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