Amabili Interviste con Gabriele Martis.

Intervista a cura di Daniela Sardella.

Ed eccoci qui con il nostro appuntamento Interviste. Sempre un piacere conoscere voi Autori, interagire e discutere insieme porta non solo a comprendere la vostra passione , ma  il cammino percorso ,  le salite e  difficoltà incontrate . Passo subito a presentare il nostro ospite, un uomo dalle mille sorprese che piano piano , con la sua personalità semplice, umile e altamente gradevole, ormai è diventato parte integrante del mio gruppo Amabili Letture, ed aggiungo che ne sono davvero felice.  Oggi ai nostri microfoni , abbiamo l’ onore di ospitare l’ Autore Gabriele Martis che ci parlerà, bensì , di due libri : ” ARKANOS e SAMUELE”. Due generi totalmente differenti tra loro ma unici e imperdibili. Personalmente ho letto Arkanos e mi ha lasciato spiazzata, ma di questo ne parlerò nella recensione, mentre Samuele è in lista e spero di leggerlo il prima possibile. C’è tanto da discutere , tanto da scoprire allora passiamo direttamente alle domande, ma prima vorrei ricordare  a tutti l’ appuntamento riguardo un ulteriore sviluppo di questa intervista , che si terrà Sabato 27 all’ interno del nostro gruppo Amabili letture blog , gruppo affiliato alla pagina ufficiale Facebook . Potrete scrivere le vostre domande dalle 9.00 alle 13.00, quindi vi aspettiamo . Ora diamo il benvenuto al nostro Ospite !

Benvenuto Gabriele e grazie di essere qui con noi!

 

• Conosciamo l’ospite odierno. Chi è Gabriele Martis?

Aspetta che controllo sui documenti.
Bella domanda.
Gabriele è un po’ complesso, un puzzle composto di svariati pezzi e non ancora completato e, forse, non lo sarà mai. Spesso il mondo Gabriele risulta complesso anche per me. Sarei capace di star male e, nel momento stesso in cui mi rendo conto che stai male per me, farti ridere. Da bambino mi piaceva guardare di tutto, chiedere per avere risposte, ragionare con gli adulti, leggere qualunque cosa scritta, smontare gli oggetti per capire come fossero fatti per poi rimontarli secondo la logica che seguo ancora oggi: sistemare in ordine di “smontaggio” per poi rimontare ripercorrendo il percorso al contrario. Ho amato tutto, fino al giorno dell’incidente, quello che a otto anni (quasi nove) mi regalò la balbuzie. Ecco, quegli anni tra i nove e i tredici furono terribili e massacranti. Ma io non mi arresi, e a causa di uno sfogo di qualcuno a me vicino, giurai di non sentirmi più così, e quindi lo sconfissi, almeno nel parlato.
Dicevo, in quegli anni abbandonai tutto per vergogna. Ripresi quindi dai tredici, avevo capito che potevo sostituire una parola, che proprio non voleva saperne di uscire dalla mia bocca, con un suo sostituto senza ragionarci troppo. Ripresi in mano tutto: libri, riviste, giornali, fumetti, televisione. Tutto per far accrescere la mia cultura e scavalcare a piedi uniti quell’ostacolo fastidioso. Pensa che sceglievo coscientemente di infilami in club e associazioni pur di avere il coraggio di parlare pubblicamente da dietro un leggio. Per il resto, mio padre mi ha sempre insegnato sin da piccolo a usare le mani per lavorare e mia madre a usare il cervello per cavarmela sempre. Non solo. Mamma sin da piccolo mi ha insegnato a cavarmela anche come persona: cucino, lavo, stiro, faccio le pulizie, cucio. Da papà ho appreso, come detto prima, ad usare la manualità: ho bisogno di un mobiletto? Lo faccio. Si rompe un rubinetto? Lo sistemo. Ho problemi con la macchina? La metto a posto. Che altro…fotografo, dipingo in digitale dopo aver abbandonato i pennelli troppi anni fa, scrivo, faccio un lavoro (che oggi mi crea mal di pancia e mal di testa perché ha smesso di dare frutti, ma non mi lamento) che ho scelto in barba agli studi fatti.
Non mi fermo, non bado all’orario se ho da lavorare e non mi lamento per il 90% della mia vita. Però, in quell’10% sono veramente affranto. Ci sarebbe molto altro…ma servirebbe una pentalogia come Arkanos!

• Quando e come sei entrato nel mondo della lettura?

Onestamente da piccolissimo. Mamma mi insegnò a leggere a partire dai tre anni circa, oltre che far di conto e imparar le tabelline come filastrocche, ma che inizia a leggere correttamente e correntemente credo intorno ai quattro anni. Pensa che la maestra, in prima elementare, si lamentava con mia mamma perché mi annoiavo in classe e le chiedevo di fare altro. Rompevo già da piccolo! Ma dal momento che iniziai a smettere di leggere le fiabe per entrare nel mondo della letteratura avventurosa, grazie alla maestra che il sabato leggeva i libri per noi, non mi sono più fermato…beh, qualche piccola sosta l’ho fatta, ma erano più che altro dei Pit-Stop.

• Da lettore a scrittore. Chi o cosa ti ha spinto ad intraprendere questo percorso e con quali difficoltà?

Come persona ho sempre amato scrivere. La prima fiaba, sulla falsa riga del rimescolio di molte altre, fu in quinta elementare, anno in cui iniziai a ritagliare i fumetti più vecchi e a costruirmi storie incollando i personaggi sui fogli di un quaderno e scrivendo le classiche nuvolette dei dialoghi. Da lì nacque anche la passione per le vignette. Ma a parte qualche piccola pubblicazione stampata in casa e regalata agli amici, il salto vero e proprio è stato due anni fa, marzo del 2017, anno in cui pubblicai per gioco “La mia Anima Letteraria”. Tutto questo però è frutto di anni di gavetta personale. Avevo una mia rivista, che si chiamava Eventoonline, che curavo personalmente e in seguito anche con l’aiuto di almeno un’altra persona; poi sono stato direttore artistico ghost, di un’altra rivista e ufficialmente ideatore, grafico e direttore artistico di un’altra rivista che si chiamava “Diritti degli Animali” (parentesi finita male per l’incompetenza degli allora editori). A parte qualche concorso, di cui uno premiato con la pubblicazione di un breve racconto intitolato “Per tutti gli uguali diversi da me” su una antologia di una associazione benefica, il vero salto nel vuoto l’ho affrontato con Samuele. Per il resto per anni scambiavo corrispondenza con le ragazze dell’altro turno alle superiori nascondendo le lettere arrotolate nei tubi del telaio del banco; scambiavo lettere quotidiane con una fidanzatina, scritte la notte e lette fianco a fianco lungo il tragitto da casa sua alla scuola…e così via. Peccato non si usi più.

• Entriamo nel vivo e parliamo un po’ dei tuoi scritti, in particolare Arkanos e Samuele. Iniziamo con Arkanos , ti va di illustrare un po’ come nasce la storia ?

Ti sembrerà strano, ma Arkanos, successivo a Samuele, nasce in spiaggia. Un caro amico, Stefano Merea, mi disse: Gabri, perché non metti nero su bianco alcune di quelle cose che ci affascinano, e che tu conosci, e non ne fai un romanzo? Avevo già una mezza idea che mi frullava per la testa, e quella “sfida” è divenatata il mio LA…e mi sono buttato. Mi piaceva l’idea di raccontare parte della mia terra, la Sardegna, in un modo che pochi conoscono. Parlo di leggende, miti, figure mitologiche, storia. Una sera di settembre mi cadde un libro mentre ne cercavo un altro: era la bibbia che tanto avevo letto in passato per una mia curiosità personale. La sfogliai un po’ e…BINGO! Mi venne l’idea! Praticamente quella che potrete leggere a partire dal primo volume chiamato Preludio Non a caso l’ho chiamato così: preludio è l’inizio per antonomasia di ogni cosa, tanto nella musica quanto nella scrittura che nella vita. Passai le settimane successive a fantasticare, e alla fine è nata Maddalena e tutto quello che la circonda, con uno stile quasi figurativo, cadenzato e ritmato dalla punteggiatura e dallo stacco tra paragrafi come una sorta di sceneggiatura in prosa.
Arkanos è la fusione di credenze popolari, leggende e religione ambientato ai giorni nostri. Una rilettura fantastica e un po’ thriller di ciò che crediamo di conoscere.

• Fattore personaggi, ovviamente non possiamo andare nel profondo per non rischiare uno spoiler inopportuno, ma vorrei sapere , come si sono presentati ? La loro personalità era chiara fin da subito?

Certo, farò in modo di non spoilerare, anche se è difficile.
I personaggi non li ho ragionati, sono nati per parto naturale. Man mano che scrivevo essi sorgevano, e a me spettava solo il compito di fornirgli un’adeguata personalità, possibilmente diversa per ognuno di loro. Mi sono divertito anche a caratterizzare i personaggi comprimari o secondari: ho dato voce ai loro pensieri, ai loro sentimenti, ai loro dubbi e alle loro paure.
Volevo che fossero amati anche i cattivi o i “negativi” prima di svelarli.
Ognuno poi, sembrava nato appositamente per colmare un vuoto; così è comparso l’arguto e intelligente frate, il fifone coraggioso prete, l’ex militare guardia del corpo, il vescovo abile politico e così via. Per capire cosa si nasconde in loro bisogna leggerlo, e tu che l’hai fatto sai di cosa parlo.
In Arkanos, secondo una mia amica quella che mi ha aiutato e mi aiuta con la rilettura e correzione, ho messo in campo anche una certa sensibilità femminile, quella che tanti tengono nascosta. A me, di descrivere i sentimenti veri, non quelli amorosi da scolara adolescente, ma quelli che fanno di una donna una “Donna”. Magari sono stato donna in ere passate, o magari semplicemente il fatto che la mia cultura, quella sarda, è matriarcale e la donna in ogni sua forma terrena o no è sempre stata al centro dell’universo. Non è a caso che la terminatrice è una donna, perché solo colei che da la vita può comprendere la gravità di toglierla, o ancora la Dea Madre, le Janas (altra figura mitologica realmente esistita ma non con i termini leggendari di cui si nutrono), e potrei citare altro ancora.

• Arkanos tratta argomenti non solo interessanti ma in alcuni versi scottanti, tratti da storie spesso narrate dai nostri nonni , inventate o no , ma credo che molti di noi , per chi ha letto di già il libro, si è ritrovato a vivere quei racconti . A questo proposito , ti è capitato di affrontare pareri discordanti , su alcuni argomenti menzionati nel libro?

Eh! Come no! La parte più interessante riguarda l’accabadora, no, le parti interessanti sono più di una. Cerco di menzionarle come vengono e senza spingermi oltre il dovuto. La figura dell’accabadora, romanzata anche da Michela Murgia, è una figura che è realmente esistita. In pratica era una donna il cui computo, oltre che di levatrice, era anche di “terminatrice”. Cioè su commissione dei parenti, questa donna portava la dolce morte a coloro che, per vari motivi, non riuscivano a morire. Consideriamo che la sofferenza non è mai stata presa bene dalle famiglie nel passato, non come ora. Chi soffriva troppo e smetteva di vivere nella propria dignità, veniva messo nella condizione di passar a miglior vita. L’altro tema scottante è la mia visione del bene e del male. Una è nata come conseguenza dell’altra e non assieme come erroneamente si pensa. Infatti Lucifero, o Luxifer, o Lucifer, Luxif-el (el è la radice divina di cui beneficiano tutti gli arcangeli di una certa importanza: Gabri-el-e, Mich-el-e, ecc) , nasce dal tentativo di ribellione sorto per far capire a Dio che si era fissato troppo con le ultime creature create, e che destinava a loro gran parte delle sue attenzioni. Di chi parlo? Di Adam ed Eve, i loro nomi in origine. L’ordine, leggibile in qualunque bibbia è il seguente: Dio, creato, Schiera Celeste, Adam ed Eve, Lucifero e compagni cacciati dal Regno dei Cieli, vendetta di Lucifero che mette Eve nella condizione di violare l’unica negazione di Dio: la conoscenza. Io mi sono divertito a rivedere e correggere alcune cose a livello teorico e nel romanzo, piccoli particolari che fanno grandi differenze. A voi scoprirli strada facendo. Il mio primo comune denominatore è quindi che bene e male hanno stessa origine ma in fasi successive e che alcune cose sono state volutamente…beh, si scoprirà. Come disse Dan Brown per il Codice da Vinci, questo è solo un romanzo, però…

• Abbiamo nominato anche ” Samuele ” , anch’esso un tuo lavoro. Vuoi parlarci un po’ di questo racconto?

Certo. Samuele nasce così, dal nulla. Una sera mi è capitato di parlare con un vecchio amico, e in quel parlare ci vennero in mente amici che non ci sono più. Dopo tanti anni mi sono sentito in dovere di migliorare i miei pensieri nei loro confronti: non giustifico i loro gesti, non li approvo comunque ma posso comprendere i loro stati d’animo. Poi, sentendo nei TG le notizie sui vari avvenimenti di cronaca nera giovanile, ho avuto l’idea: dar voce a un ragazzino per dare un monito a coetanei e familiari. Il titolo, che doveva essere un altro, me lo dettò lo stesso Samuele. Scritto in appena due mesi e mezzo, è stato un torrente che è diventato un fiume in piena…e Samuele avevo preso vita propria e abitava nei miei pensieri. Bello!
In poche parole, il romanzo narra Samuele: cosa pensa, dove va, cosa vede, cosa sente, cosa inizia a capire. Accetta l’aiuto di un parroco e pian piano si sfoga, dando luce alla sua realtà. Anche qui temo di dire troppo. Bisogna leggerlo per capirlo.

Perché scegliere di raccontare una storia così forte? Cosa ti ha portato la necessità di far uscire Samuele da Gabriele?

Come ho detto, per dar voce a chi quella voce non ce l’ha più. Vorrei che si valutassero gli aspetti che un gesto estremo comporta. Chissà quanti di noi avranno pensato di chiudere i conti e salutare il pubblico da un palco: probabilmente molti. Quindi perché non entrare nella testa di chi la pensa così? Non solo. Valutiamone gli aspetti: i tormenti, il dolore che si prova, le conseguenze. Si perché sono proprio le conseguenze quelle a cui nessuno pensa. Conseguenze in senso largo. Si perché ce una conseguenza per ogni fase della scelta. Quanto avrà sofferto? Cosa avrà pensato negli ultimi istanti? Si sarà reso conto che la sua liberazione significa il tormento per chi resta da questa parte della barricata? No…tutte cose a cui nessuno pensa. Samuele vuole essere un monito ma anche una speranza. Ma immagino che la tua domanda nasconda righe non scritte. Per dirtela in poche parole, la mia è stata una necessità, pensata per esorcizzare in un romanzo il dolore che ho provato e la rabbia che mi ha impedito di andare a rendere omaggio agli amici che hanno preso quella strada senza ritorno. Una rabbia che mi ha accompagnato per decenni e che Samuele un po’ ha mitigato. Entrare nella testa di Samuele oggi è stato un modo per spogliarmi di pensieri negativi e rivalutare certe scelte senza puntare il dito, del resto Samuele che racconta è anche il Gabriele di pari età: quello che ha sofferto per le ingiustizie capitategli, quello che ha sofferto per amore, quello che ha sofferto per tradimento, quello che ha sofferto e pianto tante lacrime da aver finito la scorta da adulto.

 

• Quando concludi e scrivi la classica parola ” Fine”, quali sono le tue emozioni?

Scrivere la parola “fine” su un mio libro ha un duplice effetto: gioia estrema perché ho finito e tristezza profonda perché dovrò abbandonare qualcosa che mi ha tenuto calda la mente e monopolizzato il tempo. Credo che sia come vedere il proprio figlio camminare per la prima volta con le sue gambe, pensare che crescerà e che un giorno sarà indipendente da te. Ma tu lo osserverai varcare quella soglia con amore e amarezza.

• Cosa dobbiamo aspettarci in futuro ?

Beh, intanto a breve uscirà il secondo capitolo della saga Arkanos, il cui titolo, te lo annuncio, è Ultima Dimora (come ho fatto trapelare in qualche post). Dopo di che si passerà al terzo, al quarto e al quinto volume, ponendo fine all’intera saga. Che fine farà Maddalena? Chi lo sa, vedremo. Altri progetti ci sarebbero, ma essendo uno che raramente progetta a priori, mi farò guidare dall’istinto. Temo che Arkanos mi depaupererà alquanto assorbendo ogni cosa, ma sempre da indipendente…anche perché non credo molto nella fortuna di esser scoperto e, cosa ancor più importante, sono consapevole di nuotare in un mare affollato di bravissimi scrittori, sicuramente più bravi di me. Per concludere, essendo io un fatalista, vedremo cosa mi riserverà la vita; anche perché il mio pensiero è sempre stato questo: ognuno di noi è artefice del proprio futuro ed è vittima del proprio destino!

Cosa aggiungere ancora se non i miei piu’ sinceri complimenti. Risposte che ti segnano, risposte che fanno comprendere molto della persona che abbiamo dinanzi. Ma non è finita qui perché abbiamo  un’ altra opportunità per conoscere ancora il nostro Autore.  Ricordate l’ appuntamento : Sabato 27 dalle ore 9.00 alle 13.00 all’ interno del nostro gruppo Amabili Letture Blog.

Quindi vi aspetto e come sempre Amabili Letture Blog . Ciaooooooo!!!!!!

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