Amabili interviste con Amalia Frontali.

Intervista a cura di Daniela Sardella.

Una settimana trafficata nell’ angolo interviste! Abbiamo il piacere di ospitare ben due Autori che, con grande gentilezza, si sono offerti per raccontare il loro percorso e come hanno coltivato questa passione portandola avanti con grande serietà giostrandosi tra diversi impegni e difficoltà. In uno di questi appuntamenti abbiamo il piacere di conversare con l’ Autrice Amalia Frontali. Le nostre strade si sono incrociate per la prima volta quando hanno richiesto, insieme alla collega nonché amica , la recensione di una Saga meravigliosa, quindi direi quasi un ospite di casa ad Amabili Letture e ospite anche in quest’ angolo interviste, ma questa volta si discute di un nuovo romanzo scritto esclusivamente da Amalia Frontali. Noi abbiamo posto le prime domande ma sarà possibile porre nuovi quesiti Sabato 20 alle ore 18.00 all’ interno del nostro gruppo Amabili Letture blog correlato alla pagina ufficiale Facebook , dove godremo della sua presenza .
Ma ora cominciamo con le prime curiosità!

• Come hai scoperto la tua passione per la scrittura? Come l’hai coltivata ?

La mia passione per la scrittura è nata dalla mia passione per la lettura e, lo ammetto candidamente, mi considero migliore come lettrice che come scrittrice, anche solo per il fatto che leggo da sempre, mentre ho cominciato a scrivere solo nel 2012.
Per me la scrittura è un grandissimo divertimento, non ho ambizioni particolari, se non quella di raccontare belle storie e rendere vivi i personaggi e le loro storie.
Ed esattamente così la coltivo, sia quando scrivo da sola che a quattro mani, come un bellissimo gioco, trascinante, avvincente, senza dover dimostrare niente o raggiungere obiettivi particolari.

•Dove trova l’ispirazione per i tuoi libri?

Ogni romanzo ha avuto una sua genesi diversa. Per “Mia Cara Jane” è stato letteralmente un gioco, quello di provare a incastrare la realtà storica di due biografie e, senza alterarle in nessun punto, trovare le zone d’ombra per inventare una storia d’amore plausibile.
Per la saga vittoriana della Sposa l’ispirazione è venuta dai magnifici personaggi di “Polaris” di Amaryllis L. Medlar che ho trovato pienissimi di potenziale.
Per la Gemma di Ceylon l’ispirazione è stato un meraviglioso viaggio in Sri Lanka, che si presta veramente bene, con la sua bellezza selvaggia, a fare da ambientazione.
Per i due inediti che ho nel cassetto, si è trattato di articoli di giornale che ho letto navigando su internet, senza pensare affatto a un romanzo.

•Quando inizi a lavorare su un nuovo progetto, hai già tutto chiaro in mente o si sviluppa strada facendo?

Non ho mai nulla “chiaro” in mente, fino all’ultima parola. E’ un po’ proprio la mia filosofia di scrittura. Io penso ai personaggi come persone vere, a tutto tondo, li calo in una determinata situazione, in un contesto e sto lì con i pop-corn a vedere come interagiscono e a raccontarlo. Una spintarella qualche volta, come deus ex-machina, per creare imprevisti, pilotare eventi di ordine superiore, ma senza mai forzare le azioni e le reazioni dei singoli.

• È capitato mai che i personaggi volessero prendere il sopravvento? Se la risposta è sì, come hai gestito la situazione?

Sempre. Non fanno altro, direi, che prendere il sopravvento e raccontarsi da soli. Il volume della Saga vittoriana che è in uscita in maggio “La Colpa della Sposa” è l’esempio più lampante di questo meccanismo. Le autrici si erano imposte un paio di paletti, nello sviluppo della storia, per evitare che alcune situazioni radicate venissero stravolte. Ma niente. I paletti non li hanno voluti. E ci siamo arrese, non c’è altro da fare. Se uno punta a dar vita a un personaggio, se lo definisce a tutto tondo, poi bisogna accettare che diventi indipendente e lasciargli i suoi spazi. Un altro esempio, nella Gemma di Ceylon, è il personaggio di Jane, la cameriera di Dido. Non era affatto previsto che agisse in modo così avventato nel finale, ma non c’è stato modo di fermarla.

•La Gemma di Celyon è un romanzo delicato, romantico ma molto profondo, mettendo in risalto diversi aspetti della vita, il senso di giustizia, le culture diverse e come erano vissute all’epoca. Secondo lei, quanto siamo differenti oggi?

Molto e allo stesso tempo pochissimo. Nutro la profonda convinzione che l’essere umano, dall’età della pietra ad oggi, sia mutato pochissimo in profondità. Le evoluzioni sociali, le religioni, le tradizioni, ci piegano, mettono in risalto ora uno ora l’altro dei nostri tratti salienti, ne sopiscono alcuni, ma non ci cambiano mai veramente. Certamente la condizione femminile sta lentamente mutando, ma allo stesso tempo, per tanti versi, siamo in un’epoca di forte involuzione sociale in cui la violenza è in crescita, la cultura in decadenza e l’indipendenza e la tensione alla felicità personale, che di per sé sarebbero istanze positive, stanno scavalcando i comuni obbiettivi di benessere collettivo e miglioramento sociale, il che, purtroppo, è un grande male.

•Nel racconto sono presenti figure femminili che nonostante avessero delle fragilità, spesso attingevano a quella piccola scintilla che generava coraggio o quella voglia di uscire dalle rigide regole imposte . Casualità, solo fantasia o mi chiedevo piuttosto se volesse sottolineare un messaggio ben preciso?

Come sopra, credo che, per quanto vessate da un mondo patriarcale, le donne siano sempre state una metà del mondo pensante. Magari limitate da un’istruzione davvero sommaria o dalle convinzioni di doversi conformare a un’ideale femminile sottomesso, ma le donne intelligenti e sensate sono sempre esistite, perché nessuna educazione può spegnerti il cervello o modificarti l’indole. Può piegarti, ma non cambiarti. E forse nell’epoca regency, nutrita d’illuminismo, più che in quella vittoriana sull’onda delle tensioni romantiche, c’era spazio, per le donne, per avere idee proprie e magari anche per riuscire ad esprimerle in qualche modo. L’abbigliamento riflette sempre moltissimo la condizione dell’essere umano. Non è un caso che oggi giriamo in pantaloni. E non è un caso che fra la rivoluzione francese e la regina vittoria ci sia stato un inedito mezzo secolo di abiti femminili “quasi” comodi.

•Siamo al corrente che prossimamente uscirà il terzo libro della Saga della Sposa, scritto da te e Amaryllis, ma oltre questa notizia dobbiamo aspettarci altro ideato esclusivamente da Amalia Frontali?

Certamente. Se c’è una cosa che non manca, qui, sono i progetti in cantiere A giugno uscirà un nuovo romance regency, anche questa volta sfuggendo le atmosfere londinesi per viaggiare in paesi esotici. E un altro paio di progetti sono in fase di crisalide.

Ringraziamo Amalia Frontali per il tempo a noi dedicato. Che dire!! Le sorprese non finiscono mai, altre storie, altri romanzi quindi altre letture ciò che ci rende felici! Interessante tra l’ altro il termine da te utilizzato, Crisalide , non posso far altro che immaginare questi progetti rappresentati da sfavillanti e lucenti colori! Vorrei ricordare a tutti voi , ancora una volta, l’ appuntamento riguardo un ulteriore sviluppo di questa prima conversazione che si terrà Sabato 20 alle ore 18.00 all’ interno del gruppo Amabili Letture blog , correlato alla pagina ufficiale Facebook . Per poter accedere a tale gruppo basta inviare una richiesta di ingresso. Vi aspettiamo numerosi!!
Daniela Sardella.

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