Segnalazione ” Novembre” di Laura Vegliamore.

Scheda Libro.

Titolo: Novembre.

Autrice: Laura Vegliamore.

Data di uscita: 20/06/19

Prezzo:

Cartaceo 10€

E-book 0,99€

Genere: storia d’amore/narrativa generale

Numero di pagine: 250 (circa)

 

Trama.

Adriano è scappato.
Ha fatto i bagagli ed è fuggito da un senso di colpa divenuto insostenibile, lontano dalla ragazza con cui è cresciuto, da suo padre e da suo fratello, il riflesso distorto di se stesso che non riesce più a guardare negli occhi.

Si è trasferito a Parigi e ha cambiato vita, sperando di lasciarsi tutto alle spalle e poter respirare di nuovo.

E forse crede davvero di esserci riuscito, soprattutto in quel pomeriggio freddo di novembre, quando alla stazione incontra una sconosciuta che lo prende per mano e lo trascina in un turbine di mistero, strade e canzoni. Tra gli odori di una città piena di luci e vita, per le strade caotiche che rendono quella sera magica, testimone di un amore che sembra nascere all’improvviso e travolgere ogni cosa.
Solo che quella, purtroppo, non è una sera qualunque e il destino rivelerà presto il suo volto spietato…

Biografia Autrice .

Laura Vegliamore è nata a Roma nel 1989.
Dopo essersi diplomata in recitazione all’ Accademia Internazionale di Teatro si è trasferita a Parigi dove ha vissuto per tre anni, lavorando come agente museale alla reggia di Versailles.
Appassionata di storia e luoghi antichi, lettrice devota fin dall’infanzia, ha sempre adorato scrivere e, una volta tornata in Italia, si è decisa a pubblicare in self il suo romanzo di esordio, “Novembre”, scritto di getto durante il suo soggiorno in Francia.

Estratto I . 

«Muoviti e vieni a prendermi!»
Adriano rise contro il vento, illuminato dai fari delle macchine in attesa, buttando via la poca aria che gli rimaneva nei polmoni stremati.
Si fece strada tra i passanti, tra le coppie abbracciate che si immortalavano sullo sfondo di quel limbo di cemento sospeso.
La raggiunse e l’afferrò, finalmente.
Senza aspettare di riprendere fiato, senza nemmeno prima guardarsi intorno e scoprire che erano al centro di un vortice di splendore, in piedi sopra la Senna, gigantesca e maestosa.
Adriano strinse il volto di Mathilde tra le mani, e lasciò che lei si prendesse un po’ di lui.
Di lei rubò il rumore che le sue ciglia gli soffiavano nel petto, i contorni irregolari del piccolo neo che aveva sotto alla palpebra sinistra e l’infinito, informe e irresistibile verde delle sue iridi.
Glieli prese e se li infilò nell’anima, al sicuro, insieme a tutta la bellezza che aveva addosso e tutto intorno in quel momento.

Estratto II. 

Claudia andò verso di lui, senza mai abbassare la testa, senza dire niente.
Gli arrivò di fronte, premette i suoi occhi su quelli di Adriano, lo fece per un millesimo di secondo, prima di cadere piano con la fronte sulla sua spalla.
Le loro mani si cercarono, le braccia si riconobbero. Pelle conosciuta e naufraga si trovò, si prese e si strinse, assaporandosi dopo tanto, troppo tempo.
Sospeso nella stretta salda di Claudia, Adriano temette di crollare, sfaldarsi e cedere. Si sentì riempire da un bisogno crudele di piangere, un bisogno disumano e pericoloso, che si costrinse ad arginare, a chiudersi dentro il più lontano possibile.
Per questo si staccò da lei, si scrollò di dosso quel conforto buono e congenito e si sforzò di sorridere, quando infine riuscì a guardarla di nuovo.

Estratto III. 

Adriano capiva, forse più di chiunque altro. Capiva perché conosceva quell’anima meglio della propria e perché il suo dolore gli bruciava dentro come unghie aguzze che afferravano le viscere.
Non spronava suo fratello, non lo esortava a mostrare le sue ferite agli altri.
Gli tendeva la mano quando lui non la chiedeva, anticipava i suoi passi sulle superfici insidiose e sceglieva la strada più facile.
Non correva più. Aspettava, ma senza farglielo capire, senza farglielo pesare.
Lasciava che si appoggiasse a lui, ma senza sfiorarlo. Calibrava distanze, soppesava altezze.
Era l’unico modo che aveva per dirgli che non lo avrebbe lasciato indietro, per gridargli che era contento che non fosse morto, quel giorno orribile di tredici anni prima.

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