“L’ Ultima asta Irlandese” di Martina Leone.

Editore: Kimerik.
Collana: Kimera.
Autrice: Martina Leone.
Anno Edizione: 2017.
In Commercio dal: 18/04/2017.
Pagine: 146.
EAN: 9788893752312.
ISBN: 889375231X

Notizie Autrice.

Martina Leone, classe 1977, studentessa universitaria presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’ Università degli Studi di Catania, frequenta il Corso di Beni Culturali, aspira alla carriera di direttore museale e critico d’ arte. Dal peculiare curriculum a carattere poliedrico, è autrice di romanzi di narrativa italiana contemporanea, quali Con gli occhi del Paradiso (Prova d’ Autore, 2013) e All’ improvviso il Sole (Inkwell Edizioni, 2015). Vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali e di borse di studio all’ estero. Dagli incarichi organizzativi e gestionali di eventi, all’ Emerald Cultural Institute di Dublino, è amante di viaggi e sport.

Casa Editrice Kimerik.

La Kimerik è un Azienda importante, con un grande passato alle spalle. Non si occupa del semplice servizio stampa ma promuove con qualità un percorso importante con presentazioni, pubblicità su Radio, giornali e televisione, tutto questo a favore degli Autori. Sono presenti alle più importanti fiere, partecipano a concorsi letterari dove è presente un ufficio stampa sempre attivo. Il Network del Gruppo Editoriale Kimerik viene visitato ogni giorno da migliaia di persone ed hanno in catalogo più di 3000 Autori. Per un Autore essere pubblicato dalla Casa Editrice Kimerik è una straordinaria opportunità ed un privilegio essendo essa affidabile e di grande qualità .

Trama Ufficiale.

Come ci si sente ad essere italiani, immersi in usi e costumi (e lingua!) di un paese anglossassone? Cosa proverebbe una promettente scrittrice siciliana a Dublino, scoprendosi cittadina del mondo e condividendo la stessa passione di una comunità così lontana – eppure così vicina- dalla propria terra natia? Ci prepariamo a compiere il viaggio, come scrittori di notturni o lettori di bellezza. Nel silenzio e nella magia della notte predisponiamo il nostro sguardo ad accogliere la vista della stella che da sempre aspettiamo di vedere. Raccontare romanticamente il bello attraverso una storia sublime, oggi nello stile contemporaneo di chi apprezza l’ introspezione e non stenta a condividerne i segreti, è il compito di chi scrive; ascoltare, viaggiare ed emozionarsi è il privilegio di chi legge. Scopriremo che, alla fine di questo viaggio, nessuno di noi sarà esattamente come prima.

Recensione a cura di Daniela Sardella .

“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere”. (Emily Dickinson).
Perdersi nella lettura di questo libro è stato davvero sublime. Le pagine scorrevano piacevolmente veloci sotto i miei occhi e le mie mani, con la voglia di conoscere la vita e i luoghi percorsi dalla protagonista “Giuditta Averna”, giovane scrittrice siciliana e impeccabile studentessa amante dell’ arte e della sua terra natia. Fu convocata per scrivere e raccontare un importante biografia di un famoso restauratore, la cui fama precedeva il suo arrivo nei luoghi dove compiva la sua meravigliosa magia nel ridonare alle opere o sculture la bellezza e l’eleganza appartenuta ad esse da secoli. Mister Dermot Connor nato nel 50 a Dublino, egli aveva un fascino non indifferente, un uomo che cercava di figurare rude, forse per nascondere le sue fragilità. Possedeva un’ aura misteriosa e questo faceva accrescere ancor di più la curiosità di Giuditta.
Dublino il luogo che fa da cornice al racconto. Devo dire che la scrittrice Martina Leone ha saputo valorizzare ogni minimo angolo della città descrivendo in minuziosi dettagli le bellezze ornamentali che possiede il posto, facendo sentire i profumi dei paesaggi che spaziano tra grandi parchi verdi, monumenti storici, statue da contemplare e apprezzare e poi quel luogo particolarmente affascinante dove ricordava a Giuditta la sua terra: il Mare! Un Faro maestoso da dove si poteva ammirare tutta la costa Dublinese, quella brezza marina la riportava a casa, e oltre tutto questo non mancava la musica tipica che risuonava nelle vie o dai locali ove l’ allegria ed un buon boccale di birra erano protagonisti e regalavano dolce compagnia.
A tutto questo l’ autrice aggiunge un ulteriore incontro nella vita di Giuditta. In una delle passeggiate, alla scoperta dei tesori della città ospitante, nota un ragazzo. Nel momento che lo vide per la prima volta, lui era in balia dell’ emozioni accompagnate da un uragano di tristezza. Era dinanzi ad uno splendido dipinto nella National Gallery of IRELAND. Una galleria degna di nota dove possedeva artisti come: Vermeer, Caravaggio, Jacques Louis David e tanti altri, ma quel dipinto era particolare, la catturava. L’immagine in questione era: “A Convent Garden, Brittany, del 1913, dipinta a olio su tela da William John Leech, uno dei pittori irlandesi più creativi e intuitivi del periodo post-impressionista. Possedeva qualcosa che la faceva rimanere incollata e destava una sensazione forte, come se ci fosse qualcosa di nascosto sotto quei fiori, tra le vesti della donna presente nel quadro. Non era l’ unica ad essere presa dal dipinto, ma accanto a lei c’era un ragazzo inerme davanti all’ immagine, cosa strana in lacrime. Lei lo fisso a lungo incuriosita, ma nel momento in cui lui la notò, presa dal panico, scappo via.
Quell’ incontro la riportò svariate volte in quel luogo, non avendo idea del perché e lo strano bisogno di ritornarci, forse per rivedere lui o forse per capire quell’ emozioni forti che gli faceva provare solo alla sua presenza, di certo non avrebbe mai potuto immaginare che presto quel viso sarebbe stato associato ad un nome, Kain, e che nei giorni a seguire quel ragazzo avrebbe riempito il suo tempo libero. Iniziarono piacevoli passeggiate piene di discorsi ordinari ma che pian piano si trasformavano in rivelazioni confidenziali e inquietanti ricollegandosi al loro primo incontro davanti al dipinto. Kain sentì il bisogno irrefrenabile di raccontarsi mettendo a nudo le sensazioni e paure che aveva soffocato per troppo tempo. Un esperienza brutale vissuta nella tenera età! Un bimbo di soli 8 anni costretto ad assistere all’ uccisione del padre. Il fare dolce e comprensivo di Giuditta, inspiegabilmente, porta sia Kain che il Restauratore ad aprire le porte delle loro paure segnate entrambe da esperienze difficili, tanto da segnare profondamente la loro esistenza. Ma perché proprio lei? E cosa intreccia queste storie?
Vi invito a leggere questo sublime racconto dove non troverete affatto difficile immergervi in esso, vista la maestria utilizzata dalla scrittrice, sia nelle descrizioni paesaggistiche della bella Dublino e sia le emozioni forti che provava la protagonista in ogni singola situazione. Non voglio aggiungere altro se non che i miei più sinceri complimenti all’ autrice Martina Leone che ha saputo realmente toccare il mio cuore nel profondo donandomi emozioni vere.
Buona lettura a tutti voi!
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